Amici e l’arte diventa trash

Se dovessi dare un nome a quest’epoca, la chiamerei “Era del Possibile“. Tutti “possiamo”, tutti abbiamo i mezzi, le capacità per fare qualsiasi cosa. Questa è la tappa ultima di un processo che ha via via deteriorato i limiti e accorciato le distanze fra noi e ciò che fino a poco tempo fa chiamavamo Impossibile. In parte, questo è dovuto al cosiddetto progresso. Dieci anni fa era impensabile che si potesse scattare una foto con un cellulare e inviarla allo zio in Perù. Era impossibile. Avevamo dei limiti e qualcosa è stato fatto per diminuirli. Ma quello che mi chiedo io è se sia sbagliato avere dei limiti. Ormai è tutto così raggiungibile che davvero si arriva a convincersi che volere è sufficiente per potere. Con questa nuova mentalità si sono create e sviluppate le nuove generazioni di pseudo-artisti.

Perché dico questo? E’ molto semplice: vent’anni fa se  Pinco Pallino voleva diventare violinista, comprava un violino, andava a lezione di musica e si iscriveva al Conservatorio. Otto-dieci anni di studio e ne usciva diplomato e professionista. Così come se avesse voluto fare l’attore, il ballerino, il cantante. Le Accademie erano le uniche fabbriche di artisti, temprati e capaci, con un bagaglio culturale invidiabile. Ovviamente, sono luoghi elitari in cui bisogna avere tutti i requisiti al loro posto per potervi accedere. Sono selettive, separano il grano dalla crusca.

Oggi non serve. Oggi per diventare un “artista” basta andare a Cinecittà, fare un ridicolo provino e si diventa automaticamente artisti. Sto parlando dell’emerita porcheria (e come la vuoi chiamare?) che appesta la televisione. Amici di Maria de Filippi. E’ uno dei programmi più deleteri che siano mai stati prodotti, pensati, sognati dal genere umano. E non sto esagerando. La signora de Filippi è autrice di altre porcate (in)degne di nota. Non le elenco, le sapete. Ma quelle non si elevano a programma culturale, non si proclamano Scuola d’Arte. Sono talk-show bigotti per gente bigotta. Si sa, è palese. Quando il telespettatore pigia il tasto sul telecomando alle 3 di pomeriggio, sa di vedere una schifezza e che probabilmente potrebbe fare qualcosa di più utile per la società, ma è contento così. Qui ci vuole un detto molfettese, che è significativo: addò ste gust, nen ste perdenz. (Dove c’è piacere, non c’è una perdita). Ovvero contento/a  lui/lei, di farsi maciullare il cervello -perché è innegabile che si diventi rintronanti , contenti tutti.

MA, quando lo spettatore si sintonizza su Amici, sa di vedere arte. Ovvero CREDE. Lo spettattore medio non è consapevole che l’arte è più facile trovarla nelle piastrelle del bagno piuttosto  che in quel programma. Amici denigra l’arte  rendendola uno straccio per pavimenti: non devi essere esperto per usarla, basta sapersi mettere a 90° e muoversi per terra. Alle selezioni vanno cani e porci e vengono presi cani e porci. Non c’è alcuna serietà nel valutare i candidati.

Se io vedessi arrivare una ragazza di 25-26 anni, grassa, bassa, con le caviglie gonfie e le gambe storte che si propone niente meno come ballerina, io le indico la porta. Non è discriminazione, non è cattiveria. E’ buon senso. A 26 anni devi mettere su famiglia, trovarti un marito e fare figli. Che ti metti in testa di fare la ballerina, quando una ballerina di norma inizia la carriera a 18 anni? Sei 8 anni indietro, quel treno è passato, fattene una ragione. Nessuno vuole ballerine vecchie, anche se bravissime. Stesso discorso per le caratteristiche fisiche. Un ballerino è una scultura marmorea. E’ l’emblema della fisicità sublime, dell’equilibrio cosciente. Chi non è in grado di essere in normopeso (ed un concetto che va ridefinito se si parla di danza), non  ha cura di se stesso, è trasandato, non c’è consapevolezza del proprio corpo. E questa è la base della danza, senza cui non si va avanti. Se poi è un problema all’origine, non c’è rimedio, per cui o attende un miracolo o smette di prendersi in giro. Il fisico è importante e chi dice che conta solo stile, le emozioni, vi sta letteralmente pigliando per il cul*. Vi vuole persuadere che chiunque sia all’altezza. E’ mercificazione dell’arte.

Stesso discorso potrei fare per la musica e per il teatro. Come si può solo pensare che una persona priva di talento possa fare il cantante? Questo vuol dire gettare nel gabinetto tutto il glorioso passato dei grandi interpreti e dei veri colossi della musica e tirare lo scarico, con il sorriso in faccia. Se non hai una buona voce, non puoi cantare, al massimo puoi fare il centralinista. Se rappi, non canti, stai facendo i gargarismi col colluttorio. Se fai solo gorgheggi, sei pietoso, perché non c’è nulla di sensazionale né di utiile nel fare versi tra una strofa e un’altra. Se non sai l’abc della teoria musicale, non puoi accusare gli auricolari perché “non sentivi, il volume era troppo basso”. Non c’è giustificazione per le proprie lacune. Alcune si possono colmare (apri un Pozzuoli con il metronomo nelle orecchie e ti metti a solfeggiare), altre no. Se mancano gli elementi basilari, non si può pretendere niente. Forse canteranno alla sagra del cotechino, ma anche lì ho i miei dubbi.

Questi pseudo-attori recitano come nella peggiore telenovela di Rete 4. Non si forzano di perdere l’accento regionale, anzi lo marcano maggiormente, perché il romano è coatto e il coatto fa ridere, diverte. E rende fighi. Ma voglio vedere come fa mr Colosseo a recitare l’Amleto: *Esere o nun esere, questo è il problema*. Non hanno le basi della dizione spicciola, aprono le vocali indistintamente, come fossero le fineste di casa. Hanno la mimica di un cantante neomelodico, con questi movimenti struggenti ma copiati dalle soap. Un bravo attore è consapevole che la propria interprezione verrà colta come finta. Il teatro non si vuole specchiare nella realtà, la reinterpreta in modo seducente, ma credibile. Nella sua performance è così convincente, che per un attimo la finzione si sovrappone alla realtà  e il pubblico resta stupito. Un pessimo attore pretende di essere realistico e di imitare la realtà così come è. E i risultati si vedono. Eppure tutto ciò non ha importanza, perché la loro grande aspirazione è recitare in “Vento di passione” o “Natale nello Zimbawe”.

E poi c’è tanta di quella ignoranza tra i ragazzi da far accapponare la pelle. Io non posso pensare che un a – b – c (a=attore, b=ballerino, c=cantante) che si professi tale non abbia la minima cultura artistica. Per lo meno nel suo settore deve essere preparato. L’arte si forma sulle scrivanie, nelle biblioteche, sui libri, nei musei, in primis. Solo successivamente si passa alla pratica e si tasta con mano quel mondo. Ma se non lo si conosce, è fatica sprecata. Se non imparo i nomi dei passi e non li so associare,posso scordarmi di partecipare a stage seri, dove nessuno ripete un concetto scontato. Se vado a vedere l’Aida e non ho nemmeno guardato la copertina del libretto, passerò tre ore di noia, applaudendo per inerzia. Se mi imbatto(?) in una discussione sul “siglo de Oro” e mi chiedono un parere, la cosa migliore che posso dire è che l’oro giallo non va più di moda.  Perfino i buffoni di corte possedevano una cultura, foss’anche minima. Viviamo una regressione indicibile.

Il peggio è che tutti si atteggiano a critici d’arte. La signora che in vita sua ha fatto solo le conserve della salsa e i centrotavola all’uncinetto non può prendere parola e commentare una performance artistica. E’ come se io  esponessi il mio parere sui quanti alla NASA, ovvero: e chissene? Il parere del pubblico è valido solo se si parla di “mi è piaciuto/non mi è piaciuto”.  Ma quando si permettono di esprimere giudizi tecnici, mi fanno ridere. Che ne sa la massaia delle ottave? Che ne sa dell’ecarté? Che ne sa della consuntività? Niente, perché sono termini che lo spettatore medio non conosce ed è normale che sia così, ad ognuno il suo mestiere. Io non andrò mai da un meccanico a dire che secondo me non funziona l’albero motore, perché ho conoscenza di meccanica che si basano sulla scuola guida. E perché invece il pubblico televisivo si permette di formulare certi giudizi e polemizzare contro i maestri (perché professori, a casa mia, si diventa con una laurea) ?

Chiariamo: anche gli insegnanti sono uno peggio dell’altro. Garrison in prima linea, con La Chance e Astolfi (che fino all’anno scorso condannava questo programma. I soldi cambiano le opinioni… ), perché il loro successo non è dato da una effettiva bravura, ma da conoscenza varie. Non sanno insegnare e lo dico con sicurezza perché ho partecipato di persona alle lezioni di Astolfi e non ti lascia nulla a fine lezione. Loro sono coreografi, non maestri, ma nemmeno in questo sono eccelsi. Guardate le coreografie di La Chance: sono trasandate, abbandonate a se stesse, i movimenti non sono curati e qualora fosse solo un problema degli allievi che le eseguono, dimostrebbe la sua inettitudine a non accorgersi di errori così banali che si vedono ad occhio nudo. Se,invece, questo è il suo “stile”, bella porcheria. Farcisce le coreografie di prese (sempre contorte) per far scena, per stupire, stile barocco, ma se le togli vedi solo scimmie in calore. Sugli insegnanti di canto e recitazioni non emetto sentenze, ma visti i risultati degli allievi, ho i miei sospetti.

In conclusione è un programma spazzatura, per ragazzi illusi che pensano di vivere un roseo futuro, diventare ricchi e famosi, per un pubblico ignorante che crede negli illusi, per Mediaset che grazie ad entrambi fa ascolti da capogiro. E ricopre l’arte di crusca…

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