L’omicidio di Melania Rea - scomparsa da Colle San Marco il 18 aprile e ritrovata cadavere a Ripe di Civitella, in provincia di Teramo, il 20 aprile – è ancora avvolto nel mistero.
Fino ad oggi, infatti, vi è un susseguirsi di sospetti, possibili moventi; ma non ci sono ancora certezze, nè indagati.
I carabinieri – nelle indagini sono impegnati decine di agenti – ascoltano numerose persone ogni giorno, senza giungere ad alcun elemento di certezza.
Non c’è sicurezza sul luogo del delitto. In proposito, l’unica versione dei fatti è quella fornita da Salvatore Parolise, il marito della donna uccisa. Vi è stata la testimonianza del proprietario dello chalet di Colle San Marco, che aveva detto di avere visto Melania, il marito e la figlia il 18 aprile intorno alle 14:30; tuttavia, ieri l’uomo ha ammesso di non essere sicuro che la donna vista sia poprio Melania. In questo caso, la versione dei fatti del marito, non confermata, andrebbe a cadere; nei prossimi giorni l’uomo sarà di nuovo ascoltato dagli inquirenti.
Il movente principale sembra essere quello passionale – Salvatore Parolise, istruttore di reclute, avrebbe avuto numerose relazioni extraconiugali -; tuttavia, anche su questa circostanza non vi è alcuna certezza.
Ieri è stata ascoltata una soldatessa di Lecce, che è stata per qualche tempo ad Ascoli ed ha avuto una relazione con il marito di Melania. La polizia ha definito la testimonianza “importante”; potrebbe aprire nuovi scenari. Sono stati anche acquisiti i fogli di presenza delle soldatesse nel periodo tra il 18 e il 20 aprile.
Secondo gli esperti, dai risultati degli esami sul corpo di Melania l’ipotesi del “killer” donna sembrerebbe compatibile con i profili tracciati sulla base delle ferite superficiali riscontrate sul cadavere; la donna, infatti, è morta per dissanguamento.
Per quanto riguarda l’arma del delitto, il piccolo coltello ritrovato a Ripe di Civitella potrebbe appartenere a qualcuno che ha fatto un pic nic sul posto.
Rimane ancora il mistero della borsa e del trolley scomparsi: erano di Melania? La donna doveva partire? Ad oggi non ci sono riscontri.
La siringa trovata a Ripe di Civitella contiene eronia; tuttavia, Melania non faceva uso di droghe. Il DNA trovati sul reperto appartengono ad un uomo e una donna, ma non sono nè della donna uccisa, nè del marito. Potrebbero, quindi, appartenere a qualche tossicodipendente passato di lì.
Infine, non è stato ancora identificato l’anonimo autore della telefonata che ha consentito la scoperta del cadavere.
L’unica speranza è che il prosieguo delle indagini faccia presto un pò di luce sulla vicenda, che si presenta davvero intricata.
Roma, 3 maggio 2011 Avv. Daniela Conte
Fonte: newsgiustizia.blogspot.com
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