Orto sinergico, utopia o valida alternativa?

Foto presa da associazionebasilico.it

Non possiamo negarlo e anche i più testardi lo devono riconoscere, siamo alla deriva ecologica del pianeta. Fortunatamente anche in momenti drammatici come la crisi di pochi anni fa’, si possono trovare risvolti positivi. La diminuzione del potere d’acquisto del cittadino (intendiamoci, i comuni mortali come noi ovviamente), ha reso necessaria una rivisitazione delle proprie abitudini. Se è vero che per mantenere un buon tenore di vita si deve guadagnare bene e magari sempre di più, è altrettanto vero che una mancata spesa può essere considerata un relativo guadagno!

Ecco che così si è iniziato a riscoprire una cosa andata persa negli ultimi decenni, il far da sé. E’ fondamentale in un mondo al collasso per richiesta di risorse ed energia, che si riscopra e si riproponga un aspetto così importante, che non per forza deve rivoluzionare le nostre giornate. Risulta infatti sufficiente destinare poche ore la settimana a questi aspetti per iniziare ad averne dei benefici. Sottolineo il “qualche ora” poiché come in ogni cosa si deve iniziare come se si stesse coltivando un nuovo hobby, nella speranza che come tale ci appassioni e ci accompagni negli anni.

Uno degli spunti più “romantici” ed in voga attualmente, risulta essere l’orto. E’ risaputo che ultimamente vi sia (per fortuna) stato un riavvicinamento generale alla terra ed ai suoi frutti. Dalla casalinga in cerca di qualche hobby con utili strascichi di stampo ambientale/sociale fino all’attuale first lady, la coltivazione o almeno alcuni suoi aspetti stanno davvero spopolando.

Preso atto della notorietà che gode in questo periodo l’orto giungiamo al punto di questo lungo post. Tutti noi, forse un po’ di più che come il sottoscritto vive fuori città, abbiamo in qualche modo portato avanti una determinata idea di orto. Nel mio caso gli insegnanti migliori son stati i miei parenti che da decenni lavorano la terra. Da ciò si risale ad un sistema di coltivazione pressoché standardizzato in larga parte. Termini come concimazione dei campi, vangatura, rotazione triennale delle coltivazioni, sono entrate in quello che può essere definito come un sistema standard di coltivazione.

Senza farla troppo lunga la terra necessita di una vangatura e successiva concimazione seguita da un periodo di riposo durante la stagione fredda. Viene poi fresata per essere ammorbidita e “tritata” a dovere prima della semina dopodiché inizia la semina. Gli ortaggi vengono solitamente organizzati in fila ordinate, in modo da dividere in maniera netta e precisa ogni parte del terreno a nostra disposizione. Ovviamente questo è il metodo che ci risulta più congeniale perché figlio di secoli di esperienza sul campo. Va’ però detto che nulla di tutto è nemmeno lontanamente definibile come pratica non invasiva. Il risultato di questo lavoro protratto nel tempo risulta essere un degradamento del terreno, il quale dovrà essere concimato con sempre maggiore frequenza fino ad arrivare a concimazioni chimiche a supporto delle più naturali soluzioni. La monocoltura inoltre sbilancerà le richieste nutrizionali variando innaturalmente la ricchezza/povertà di determinate sostanze nel terreno in questione. Questo metodo inoltre ha con se un ulteriore svantaggio; concentrando pesantemente un singolo prodotto in una zona, ne deriverà un proporzionale aumento dei parassiti ghiotti di quel determinato ortaggio, avendo ripercussioni non solo sulla flora ma su una parte della fauna presente su quel terreno. Ciò non toglie che questo sistema sia particolarmente efficace per lavorazioni veloci, a basso costo e massicce. Come potrete notare voi da queste righe capirete quanto il fattore economico abbia influito sulle metodologie a discapito delle risorse naturali.

Un altro metodo di lavoro scoperto in anni relativamente recenti riguarda quello che viene chiamato “Orto Sinergico”. L’agricoltura sinergica nasce verso la metà degli anni ’80 grazie all’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip, il cui merito va’ riferito al perfetto adattamento al clima mediterraneo dei principi ideati dall’agronomo giapponese Masanobu Fukuoka. Il principio su cui si basa questa scuola è molto semplice, ovvero una prima preparazione del terreno che renderà superflua ogni sua lavorazione negli anni a seguire. Tutto ciò può essere possibile ricreando una determinata situazione nel nostro orto che consentirà al terreno di ricavarsi autonomamente i nutrimenti al momento opportuno. L’orto sinergico prevede inoltre il NON utilizzo della monocoltura, avendo tra i suoi punti chiave la coltivazione alternata delle piante contigue. Ciò rende possibile un consumo vario e bilanciato dei nutrimenti del terreno oltre a contribuire lo sviluppo delle piante grazie ad un’oculata scelta delle loro “vicine”. Infine l’adozione dell’irrigazione a goccia, ovvero mediante tubi di gomma pre-forati, i quali vengono disposti sul terreno che andremo a coltivare. L’irrigazione a goccia come già si sa da tempo, consente di bagnare le piante a qualunque ora poiché non andando a bagnare il fogliame non si incappa nel rischio di un “effetto lente” che può nelle ore più calde bruciare le piante. Oltre a questo si consente un notevole risparmio d’acqua, cosa che di questi tempi non va’ mai sottovalutata.

Uno degli svantaggi che han frenato lo sviluppo dell’orto sinergico sta proprio nella mancanza di monocoltura. Ciò allunga notevolmente le tempistiche di gestione e successiva raccolta degli ortaggi, rendendo così questa tecnica “verboten” per l’azienda agricola a meno di non proporre poi prodotti “bio” dai prezzi spaventosamente alti.

Confesso che con questo breve post molti di voi nemmeno avranno ben chiari i principi della coltivazione sinergica, ma questi sono aspetti che intendo approfondire punto per punto in tutta una serie di post che pubblicherò nei prossimi giorni. Punto chiave di questo primo post dedicato a questo argomento era il mettere in luce i principali PRO e CONTRO delle due tecniche. Vi sono prove della fattibilità di entrambe le tecniche sul web e nella realtà per cui la domanda non è se sia possibile fare un orto sinergico perché lo è sicuramente, magari con un po’ più di impegno iniziale.

La vera domanda è cosa volete fare voi. Presumo che se la vostra intenzione sia quella di imbastire un’azienda agricola, sicuramente avrete necessità di produzione nonché conoscenze tali da non aver bisogno dei deliri di un blogger come il sottoscritto. Se invece siete come me, che vi ritrovate con un pezzo di terra dietro casa abbandonato alle ortiche ed avete la passione per la terra ed estrema devozione e rispetto per lei beh….. allora credo rimarrete affascinati dal potenziale che si nasconde nascosto tra le erbacce vicino a casa vostra.

Nel prossimo post inizieremo con la preparazione del terreno per un buon inizio nonché sui concetti base circa il suo nutrimento “spontaneo”. A presto!

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# 16/5/2011 14:27
Orto sinergico pt. 2 “Il buon bosco insegna!” - ItalianBloggers

[...] sommaria descrizione dei principi dell’orto sinergico. Questi principi che potrete rileggere QUI sono stati un primo punto dal quale partire, soprattutto per dare a tutti la possibilità di capire [...]



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