Orto sinergico pt. 2 “Il buon bosco insegna!”

strato di pacciame in un bosco

 

Eravamo giunti con il precedente articolo ad una sommaria descrizione dei principi dell’orto sinergico. Questi principi che potrete rileggere QUI sono stati un primo punto dal quale partire, soprattutto per dare a tutti la possibilità di capire le proprie esigenze. La mia seppur modesta esperienza mi ha difatti reso possibile capire come sia difficile far andare a braccetto produzioni di stampo aziendale con l’orto sinergico. Questo non vuol dire che non sia possibile, solo che per come lo conosco io attualmente e per le risorse che son riuscito a reperire, questa  tecnica risulta essere fantastica come percorso di conoscenza sviluppo e crescita in un ambito casalingo o familiare. Se siete giunti a questo secondo post ritengo abbiate capito di far parte di questa schiera e quindi siete interessati a capirne meglio i meccanismi.

Come appunto anticipato, il sistema si basa su concetti sicuramente semplici:

  1. nessuna lavorazione del suolo poiché la terra si lavora da sola attraverso la penetrazione delle radici, l’ attività di microrganismi, lombrichi , insetti e piccoli animali
  2. non dovrà essere utilizzato nessun concime chimico o composto. Il terreno se lasciato a se stesso con gli anni aumenta le sue capacità di trattenere elementi nutritivi e non subisce l’impigrimento tipico dei terreni concimati regolarmente
  3. imparare a controllare le erbe e le piante indesiderate anziché eliminarle
  4. nessun apporto chimico alle piante. Gli ortaggi infatti, se alternati ed affiancati a piante ad esse affini, sono in grado di crearsi un loro equilibrio nutritivo

Uno dei migliori esempi mi torna alla mente grazie a miei parenti, i quali per una vita intera hanno avuto a che fare con l’agricoltura. Ebbene un giorno uno di loro mi disse che non vi era nulla di meglio della terra di bosco. Andando a passeggio tra le piante di alcuni boschi vicino casa, dopo aver letto qualche primo documento circa l’orto sinergico, ecco che capii che tutto tornava. Il bosco è un perfetto esempio in natura dal quale prendere spunto per il nostro orto sinergico. Come vedremo meglio in seguito, uno dei principi fondamentali per un terreno funzionale all’orto sinergico, è un terreno ricco equilibrato e non compattato. Il terreno di un bosco (sentieri esclusi), risponde a tutte queste caratteristiche, poiché il terreno non è compattato anzi si può scavare praticamente senza sforzo a mani nude. E’ ricco ed equilibrato dato che risulta perennemente protetto da quasi tutti gli agenti atmosferici grazie ad un sottile strato di pacciame.

Il pacciame è un elemento fondamentale in natura così come nel nostro orto, che dal prossimo capitolo inizieremo ad imbastire. Esso non è altro che uno strato di foglie secche e residui di piante che si adagia su di un terreno, presumibilmente cadendo dalle piante circostanti (almeno questo è ciò che accade in natura). Gli agenti atmosferici che durante l’anno si manifestano, lentamente lo consumano, facendolo gradualmente diventare il perfetto nutrimento per il terreno sottostante. Oltre a questo, il pacciame funge da vestito per la terra, non lasciandola eccessivamente esposta al forte sole estivo, così come al gelo nella stagione fredda. A ciò va’ aggiunto che un terreno morbido non compattato e coperto da questo strato, risulta assai meno incline ad allagamenti o ad indurimenti improvvisi del terreno, ben conosciuti a chi ha visto il proprio orto diventare una tavola di terra dura quando dopo un temporale violento, sole e caldo improvvisi hanno asciugato con eccessiva velocità il terreno.

Questo seppur elementare esempio, credo abbia dato modo a tutti di farsi una prima idea dell’effettiva capacità del terreno di equilibrarsi di stagione in stagione. Basta in effetti andare in un bosco qualsiasi e fermarsi un secondo ad osservare e toccare il terreno. Noterete subito come la terra abbia poco a che fare con quella di un orto convenzionale anzi… risulterà essere molto più simile per colore e consistenza ai sacchi di terriccio/torba che compriamo in qualunque consorzio agricolo. La differenza fondamentale sta nel principio secondo cui con gli opportuni metodi possiamo rendere qualitativamente alta la “nostra” terra, anziché dover rabboccare di anno in anno con sacchi di terriccio acquistato.

In conclusione, con questo secondo post abbiamo dato un esempio visibile in natura di terreno autoregolato, nonché le prime informazioni su ciò che andremo a fare per preparare il nostro spazio (terreno non compattato, pacciamatura etc). Nel prossimo post inizieremo più nel dettaglio la preparazione del terreno in “bancali”, procedimento che verrà fatto il primo anno e che permetterà al nostro orto di non venire più vangato/fresato nei lustri a venire.

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