siamo uomini o caporali

Antonio De Curtis

Una delle maschere del grande Toto

Chi ha visto il film, datato 1955, con il grande Totò, “ Siamo uomini o caporali? “, ricorderà l’amara considerazione del suo personaggio, Totò Esposito.
Nel racconto della sua vita, confessata allo psichiatra che lo aveva in cura, il povero Esposito confida angherie di ogni genere, subite da parte di quella umanità denominata da lui stesso “ caporali ” .
Per chi non ricordasse la sentita valutazione di Totò Esposito, confidata allo psichiatra, ecco la trascrizione:
“L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone : Uomini e caporali.
La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza.
Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’ esistenza grama.
I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste , della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque.
Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto loro appartengono, di qualunque nazione loro siano, ci faccia il caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera!”
Da questa premessa, possiamo analizzare le differenze tra quella società italiana, denunciata da Totò nel 1955, rispetto a quella di oggi.

 

Oggi, i caporali sono ancora più subdoli e mimetici. Mentre ai tempi del film in questione era più facile riconoscerli tra le fila degli amministratori pubblici, tra i datori di lavoro, tra la gente comune. Adesso, grazie anche a noi, li ritroviamo persino nella politica, a rappresentarci. Spesso i loro modi sono fintamente moderati e i concetti, espressi con veemenza, qualunquisti. Si accordano magnificamente tra loro per trarre vantaggi in ogni settore, infischiandosene della meritocrazia. Disconoscono il senso del ridicolo. Asseriscono delle tesi o propongono valori che fanno a pugni con i fatti o con i loro comportamenti. Propongono soluzioni per il bene della comunità, per poi scoprire che gli preme solo il tornaconto personale. Alcuni di questi hanno un grande potere, fino a collocare persone senza la qualità e senza la competenza necessaria, in organi direttivi o nelle commissioni più disparate ( vigilanza, sanità, etc. ). Inseriscono, grazie a liste bloccate, assessori e deputati di dubbia capacità. Usano e abusano del loro potere e del loro denaro per ricattare, comprare voti, retribuire illeciti favori, pagare il silenzio e depistare la giustizia. C’è addirittura chi cambia le leggi stesse per il proprio beneficio, tentando in ogni modo di mortificare la Costituzione, cercando di cambiarne i precetti sacrosanti per ottenere un privilegio maggiore o per disarmare le altre istituzioni. Se vengono beccati, si spacciano per perseguitati e si rifugiano nel populismo più bieco, cercando, poi, di auto-legittimarsi grazie al voto popolare.
I caporali sono i vincenti del momento, ma durano quanto il sistema da loro tenuto in piedi e con tutte le loro forze. Alla lunga, fortunatamente, il tempo è galantuomo e la storia è un giudice diligente.
Intorno ai caporali di grande potere, troviamo i servi, i lacchè, i cani da guardia, gli scribacchini a servizio e altri caporali ancora; pronti a tutto per salvaguardare i propri interessi, anche attraverso la difesa strenua del loro capo.
Fortunatamente, se i caporali si sono evoluti, rispetto agli anni cinquanta, descritti nel film con Totò, altrettanto hanno fatto gli uomini, che spesso, faticano restando onesti, dignitosi, difensori dei principi etici. Questi uomini sono la categoria astratta di uomini e donne che concretamente, oggi, vediamo manifestare pacificamente nelle piazze. Sono i difensori della Costituzione, della legalità, delle libertà personali nel rispetto degli altri. Uomini e, certo, donne, coraggiosamente pronti ad alzare la testa, a contrapporsi all’ingiustizia, ai soprusi, alla precarietà del lavoro, all’uso denigrante dell’ immagine femminile e alla mercificazione umiliante del corpo delle donne.
Prendiamo atto, per fortuna, nel 2011, che sia gli uomini e sia i caporali si ritrovano ancora una volta a fronteggiarsi, testimoniando, da una parte, la vitalità di una sana coscienza. Una coscienza civile e morale ancora viva in questa Italia agli sgoccioli.
Una terza categoria di persone vive in uno stato di semicoscienza; questi ignavi saranno coloro che faranno pendere alla fine l’ago della bilancia, tutto sta se vorranno svegliarsi ho continuare a dormire, specialmente come negli ultimi diciassette anni del dopo tangentopoli.
Un ultimo pensiero torna in mente, ripensando alla comicità dal volto serio, capace di trasformarsi in riflessione tragica della realtà, il cui maestro era Totò.
In alcuni film, Totò fa un’ efficace semi parodia della società dell’ inizio dopoguerra e, qualche volta, nei suoi personaggi si coglie pienamente una pura caricatura. Personaggi dei quali ridere, proprio per l’ accennata forzatura caricaturale .
Il film di Antonio Albanese “Qualunquemente” ripropone una caricatura del “caporale” di Totò, che faccia più pensare piuttosto che ridere di pancia, proprio perché, l’immagine di Cetto La Qualunque è speculare ai caporali attuali, per cui, è anche meno caricaturale di quanto possa sembrare superficialmente.

Matteo Ravera (alias MarcusWinter)

Fonti:
it.wikiquote.org;
myspace.com;

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