Il cosiddetto “Pacchetto Sicurezza” del Governo Berlusconi (Decreto Legge 92/2008 convertito in Legge 125/2008) aveva, tra l’altro, attribuito ai Sindaci nuovi poteri in materia di sicurezza urbana, prevedendo la possibilità, per i primi cittadini, di adottare provvedimenti a contenuto normativo anche al di fuori dei casi di urgenza e contingibilità.
In altri termini, era stata concessa ai Sindaci la potestà di emanare ordinanze su tutto ciò che, a loro giudizio, poteva riguardare l’ordine pubblico e la sicurezza.
Le cronache degli ultimi tre anni dimostrano che non sempre i Sindaci hanno utilizzato con saggezza e con misura questo nuovo potere.
Nell’alluvione di ordinanze che si sono abbattute sui cittadini è infatti possibile distinguere alcuni provvedimenti quantomeno assai singolari. E’ stato vietato: indossare la minigonna in città (Castellammare di Stabia), mangiare un panino in spiaggia (Capri), aprire negozi di kebab in centro (Capriate), costruire castelli di sabbia in spiaggia (Eraclea), baciarsi in auto (Eboli), occupare il posto in spiaggia lasciando un asciugamano (Sirolo), stendere gli asciugamani fuori dai balconi (Lerici).
Gli esempi potrebbero continuare.
A porre un freno a quella che è stata definita la “stagione delle ordinanze” è intervenuta la Corte Costituzionale, con la sentenza 7 aprile 2011, n.115.
I Giudici della Consulta hanno ritenuto la norma contenuta nel pacchetto sicurezza non conforme alla Costituzione e l’hanno, quindi, bocciata, sottraendo così ai Sindaci la possibilità di continuare ad emettere ordinanze nei termini ampi ed illimitati previsti dalla legge 125/2008.
Ciò che la Corte Costituzionale ha censurato è stata proprio l’assoluta discrezionalità che il legislatore aveva lasciato ai Sindaci per ciò che concerne i contenuti delle ordinanze ed i presupposti per emetterle.
Partendo dalla premessa che, ai sensi dell’art. 23 della Costituzione, nessuna prestazione personale (intesa nel senso di obblighi di fare ma anche di non fare) può essere imposta se non in base alla legge, i Giudici hanno dichiarato illegittimo il potere di ordinanza attribuito ai Sindaci perchè la legge 125/2008 “non prevede una qualunque delimitazione della discrezionalità amministrativa in un ambito, quello della imposizione di comportamenti, che rientra nella generale sfera di libertà dei consociati. Questi ultimi sono tenuti, secondo un principio supremo dello Stato di diritto, a sottostare soltanto agli obblighi di fare, di non fare o di dare previsti in via generale dalla legge “.
Una bocciatura solenne, dunque, e probabilmente anche meritata, visto l’uso poco accorto che è stato fatto del nuovo potere di ordinanza.
Importa poco che i Sindaci abbiano voluto intervenire, a loro dire, a tutela dei cittadini e del bene comune. Viene in mente, infatti, a tal proposito, quanto riportato nella prefazione del libro “Liberi di scegliere” di Milton e Rose Friedman: “L’esperienza dovrebbe insegnarci a vigilare per difendere la libertà quando le intenzioni del governo sono buone. Gli uomini nati liberi sono naturalmente pronti a respingere violazioni della loro libertà da parte di governanti mossi da fini malvagi. I più gravi pericoli per la libertà si nascondono in abusi insidiosi compiuti da uomini zelanti, bene intenzionati, ma privi di intelligenza (Giudice Louis Brandeis – Olmstead versus United States – 277 US 479 1928).“
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