Gentitori-figli: rapporto di amore o di proprietà

Fare il genitore è una cosa che s’impara strada facendo, facendo cose buone e commettendo errori. Non c’è un manuale che può insegnarti come essere un buon genitore dato che molto dipende dalla personalità e dal carattere dagli adulti e dei figli. Una cosa è certa: quando i figli sono cresciuti, sono adulti a tutti gli effetti, le redini vanno mollate completamente.

Ci sono genitori che pretendono di controllare i figli ormai trentenni se non quarantenni o più, dicendo loro come comportarsi, cosa fare o non fare, cosa acquistare, come spendere o risparmiare lo stipendio… pur essendo i figli perfettamente in grado di gestirsi la propria vita. Perché un genitore si sente in obbligo di sorvegliare, cosigliare, indirizzare, imporsi ai figli, in virtù di quale regola? Non può essere per il fatto di averti messo al mondo, di essersi sacrificati per farti studiare per darti un avvenire migliore, sarebbe una sorta di ricatto morale, come se l’averti dato la vita facesse di loro i proprietari di una marionetta che ha sì una sua testa, un suo cervello, ma deve essere “guidata” da chi ha più esperienza, da chi conosce la vita.

Avere a che fare con dei genitori, o anche solo uno di essi, che “sanno tutto”, prevedono tutto, conoscono il prossimo meglio delle loro tasche e quindi si sentono in “obbligo”, in “dovere” di intrommettersi sempre e continuamente nella vita della prole, altrimenti chissà che cosa combinerebbero senza il loro aiuto questi figli, è una cosa difficile da digerire, affrontare e sopratutto sopportare da parte di un uomo o una donna che rivestono il ruolo di “eterni bambini” agli occhi dei genitori.

Lasciar andare un figlio o figlia, mollare le redini sulla sua vita non significa affatto abbandonarlo a se stesso o cessare di volergli bene, tutt’altro: significa dimostrargli di avere fiducia in lui/lei e nelle sue scelte, dimostrargli amore poiché si è certi della persona che è diventata e che è in grado di cammminare con le sue gambe.   Il ruolo genitoriale non cesserà, anzi sarà la dimostrazione di aver adempiuto ottimamente al proprio compito, di aver cresciuto un uomo/donna che a sua volta potrà essere un buon padre/madre, non un individuo privo di personalità che necessita del continuo aiuto dei genitori per muoversi nella società, una sorta di bambino cresciuto che avrà sembre bisogno della baby-sitter.

Viene da chiedersi come sarà la vita di questi eterni “peter pan” una volta che i genitori verranno a mancare: diverranno finalmente individui “liberi” o non essendo abituati a fare nulla da soli verranno inghiottiti dal vuoto, presi da mille dubbi e pieni di incertezze? In questo caso, il ruolo genitoriale – così come è stato portato avanti - ha indotto una sorta di dipendenza genitori-figli deleteria per quest’ultimi e rappresentando un “ostacolo” allo sviluppo dell’individuo.

I  figli non sono una proprietà, ma individui a sé da crescere con affetto e amore, educandoli e guidandoli affiché diventino uomini e donne pensanti, liberi di fare le proprie scelte anche se non si è d’accordo. Ricordiamo che come sbagliano i figli, sbagliano anche i genitori.

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