Quando la coppia arriva al bivio la prima cosa che viene da chiedersi è se sia giusto separarsi o continuare a stare insieme per il bene dei figli. Si tende a pensare che per un bambino/a sia traumatico e traumattizzante vedere i genitori separati, avere due famiglie anziché una, due case… ma crescere nella finzione non può essere altrettanto deleterio e destabilizzante? Che esempio possono dare due genitori che litigano, oppure non si parlano, o urlano, o evitano di incontrarsi abitando sotto lo stesso tetto? Non possiamo considerare una famiglia, due adulti che dividono la stessa casa ma che non hanno più sentimenti, voglia di comunicare, di confrontarsi… solo fingere per il bene dei bambini. Mi chiedo se due adulti intelligenti e consapevoli non facciano questa scelta per convenienza, praticità nel non rinunciare a una casa e ricominciare a costruirsi un proprio nido in un’altra?
Bambino non significa cretino o come molti genitori pensano “è piccolo non capisce, ci vede insieme e va bene così”. I bambini hanno una capacità di assimilare che gli adulti hanno perso nel loro percorso di crescita: sono in grado di recepire perfettamente le situazioni di disagio o sofferenza degli adulti, non sono in grado di esprimerle a parole, ma possono somatizzarle mostrando sofferenza fisica: irritabilità, dolori all’addome, scarsa crescita, vomito, mancanza di appetito… Quindi non si può addurre lo stare insieme forzatamente per il bene dei figli, ma forse lo si può attribuire più a un’inconscia speranza di poter rimettere a posto le cose, o di non dover constatare il fallimento di un matrimonio o di una convivenza. Ammettere di aver fallito non è facile, specialmente se ci si credeva con tutti noi stessi, ma “negare” la realtà dei fatti non aiuta a far tornare a posto le cose: prima si accetta, prima se ne esce e non ci si autoillude.
Una separazione è una decisione da non prendere alla leggera, ma consapevolmente e dopo aver valutato tutte le possibili conseguenze che il gesto comporta. Quando ci sono dei figli, la priorità sono loro, quindi fare le cose di comune accordo e comportandosi da persone civili è la base non per sanare un rapporto rotto, ma per farne nascere uno nuovo che metta il bene dei figli come prerogativa assoluta e indiscutibile. La fine di un amore non significa assolutamente fine del rapporto genitoriale, quello diviene un ruolo ancora più importante: trovare il giusto equilibrio richiede tempo, pazienza, accantonare le ostilità… e nei casi estremi l’allontanamento (volontario o meno) di uno dei due genitori, poiché la troppa diversità di stili di vita, atteggiamenti, regole comportamentali… nei confronti dei figli potrebbe portarli ad una scissione della personalità, creando nel bambino due distinte persone a seconda del genitore con cui sono in contatto, in modo da non deludere nessuno dei due. Quando i genitori si accorgono che il proprio figlio o figlia ha dei comportamenti diversi a seconda della persona cui è affidato in quel momento, occore contattare uno psicologo per l’infanzia per capire il motivo della scissione e trovare la soluzione migliore per far riacquistare al bambino/a un equilibrio.
I bambini tendenzialmente tendono a colpevolizzarsi per la separazione dei genitori, quindi la prima cosa da fare è tranquillizzarli in questo senso, far loro capire – con parole semplici adatte alla loro età – che se la mamma e il papà non stanno più insieme non dipende da loro, poiché per loro mamma e papà nutrono un grande amore e questo resterà per sempre, niente e nessuno potrà cancellarlo.
Meglio due genitori separati che dimostrano di essere coesi per il bene dei figli, che due i quali vivono sotto lo stesso tetto ma si remano contro a vicenda. I primi dimostrano saggezza, i secondi solo astio e voglia di “vendetta” sull’altro coniuge, con il risultato che distruggono l’unica cosa bella nata dalla loro unione: il figlio/a o i figli.
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