F1: quanto conta la macchina e quanto il pilota?

Indubbiamente guidare una buona monoposto è un vantaggio di per sé, ma se viene affidata a un pilota mediocre il vataggio si annulla, quindi per vincere occorre un binomio vincente: mezzo e driver.

Possiamo vedere che se la vettura fa la differenza tra le scuderie in termini di secondi, anche il pilota ci mette del suo, eccome! All’interno delle singole scuderie, vetture con la stessa tecnologia, se settate in maniera diversa dal pilota possono dare risultati diversi. Una regolazione piuttosto che un’altra, più o meno carico sull’anteriore o sul posteriore possono fare la differenza anche in base al tipo di pneumatico che si monta e alle caratteristiche della pista. Con le coperture di cui dispongono oggi in formula uno, anche la guida pulita o aggressiva del pilota rappresenta una variabile interessante: chi guida in modo più pulito, disegnando le curve riesce a sfruttare meglio il pneumatico rispetto a chi salta sui cordoli alle chicane, quindi riesce a preservare meglio le gomme evitando il loro degrado che potrebbe portare a una foratura o ad un bloccaggio oppure ad un testacoda… Abbiamo assisitito più volte a come un cambio in meno possa determinare un avanzamento di posizioni, mentre un cambio in più possa farlo precipitare dai primi posti a metà classifica rischiando di incappare nel traffico e quindi vanificando la possibilità di sfruttare un treno di gomme nuovo.

Macchina e pilota devono essere un connubio: ricordiamo Michael Schumacher ai tempi dei titoli iridati in Ferrari: in coppia con Irvine prima e Barrichello poi, ha lasciato le briciole agli altri; stessa vettura, stesso motore, stessi pneumatici… ma driver di diverse calibrature, un campione e dei buoni piloti, ma non eccellenti. Lo stesso Alonso quando era in Renaul, era superiore ai suoi compagni di team, lo dimostrano i due mondiali vinti! Che poi un team punti su uno dei due piloti può essere vero, ma non è che alla prima guida danno una monoposto e all’altro un triciclo! Il settaggio della macchina dipende dal pilota e se questi non riesce ad interpretare il tracciato trovando il giusto compromesso tra trazione e velocità, assetto e carico areodinamico, beh… sono problemi suoi, non dell’altro pilota. Il settaggio ottimale per un driver non è detto che lo sia ugualmente per il compagno di squadra, molto dipende dallo stile di guida del pilota, quindi a volte quando i tecnici tentano la carta vincende copiando un settaggio ottimale per uno non è detto che il risultato sia quello sperato. Il pilota deve sentire la vettura su di lui, come un abito cucito addosso, non uno di una taglia più piccola o più gande; lo indossi lo stesso, ma non calzerà a pennello, ci sarà sempre qualcosa da ritoccare.

Ogni stagione i team rinnovano le vetture adeguandole ai regolamenti, ma nonostante gli sforzi non sempre le monoposto rispettano le aspettative: alcune si mostrano performanti non dico fin dai test invernali, ma fin dalle prime gare, altre riescono a migliorare durante il campionato grazie anche ai tecnici che propongono soluzioni areodinamiche che migliorando quest’aspetto, tutt’altro che trascurabile, riescono a ridurre il gap in termini di tempi sul giro, altre che nonostenta ogni corsa introducano qualche cambiamento non trovano la soluzione agognata e quindi rinunciano a sviluppare la vettura dell’anno, per concentrare gli sforzi su quella dell’anno successivo, e questo rischia di ripetersi stagione dopo stagione.

Un pilota non deve solo salire nell’abitacolo e guidare ma deve essere in grado di spiegare a tecnici e ingegneri cosa non va nella vettura per indirizzare il lavoro di svuluppo nella giusta direzione. E’ vero che molti sostengono che il compito del pilota è quello di guidare la vettura, per le parti tecniche ci sono gli ingegneri, i tecnici i meccanici, ma è anche vero che chi “sente” il comportamento della macchina è colui che sta nell’abitacolo, non chi è ai box o in fabbrica.

Per come è strutturata la F1 oggi, non vince il titolo iridato la vettura migliore guidata dal pilota migliore, ma la miglior vettura guidata dal pilota che commette meno errori, affiancato da un team con un ottimo stratega. Lo scorso anno la Ferrari ha perso il mondiale con Fernando Alonso per una strategia sbagliata, impostando la corsa su Mark Webber e lasciando campo libero a Sebastian Vettel, il quale era sì indietro a livello di punti rispetto al compagno di squadra e all’asturiano, ma non fuori dai giochi!

 

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