Quando un pilota “osa” troppo

Negli ultimi due gran premi di formula una, un pilota è balzato all’attenzione dei giornalisti non per i suoi meriti in pista, ma per i suoi errori o per gli incidenti nei quali è rimasto coinvolto: ovviamente mi riferisco a Luis Hamilton, il quale sembra non riuscire a contenere la sua voglia di vincere. Ovviamente ogni pilota corre per la vittoria, ma Hamilton, dimostra oltre la sua solita guida aggressiva, anche una buona dose di impazienza che lo porta, forse, a sopravvalutare i suoi mezzi come pilota e la sua vettura, incorrendo così in toccate ritiri e sanzioni.

Sembra finito il “periodo di grazia” in cui tutto, o quasi, gli era concesso, dallo “spingere” l’avversario fuori pista a esservi rimesso spinto dai commissari di percorso (quando il regolamento lo vietava), e forse l’inglesino non si sente più tanto “protagonista” ma uno come altri, un campione del mondo che non è riuscito a fare il biss, e che per giunta ha un compagno di squadra “scomodo” come Button, campione anche lui che riesce a entusiasmare in gare dove dimostra il suo stile, la sua voglia di combattere e le sue doti velocistiche.

Anche il posto di “astro nascente” della F1 gli è stato soffiato da Sebastian Vettel, ancora acerbo, ma che non ha nulla da invidiargli, forse merito di una monoposto superiore agli avversari, ma non dimentichiamoci che anche quando Hamilton ha vinto il mondiale la Mclaren non era inferiore gli altri team.

Un pilota come Hamilton regala spettacolo agli appassionati di F1, trasformado le prime fasi della gara in una sorta di “autoscontro”, ma il rischio di farsi male è veramente elevato per cui vale la pena rischiare un incidente nei primi giri? La voglia di riscatto, di vittoria giustifica una guida sul filo del rasoio, dove in caso di contatto le conseguenze per lui ma anche per gli altri piloti potrebbero essere gravi? E’ vero, il compito del pilota è quello di correre, non di portare a spasso la macchina lungo il tracciato, ma occorrerebbe tenere il cervello collegato e non disconnetterlo; un errore è giustificato, ma una serie… è un po’ troppo.

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