Questo post è frutto di una semplice e probabilmente impopolare riflessione. In questi giorni si sono verificati due fatti che hanno dato a TG, giornali ed edizioni on-line molto materiale: l’ormai celeberrimo stupro della Caffarella e il pestaggio, da parte di due naziskin, dello studente etiope Marco Beyenne.
Sullo stupro della Caffarella i media hanno prodotto e consumato una notevole quantità di immagini ed inchiostro, incolpando, a turno, questo o quel romeno (facendo passare in secondo piano che in realtà si trattava di questo o quel “violentatore”), l’etnìa prende il sopravvento sul reato. Da tre settimane se ne parla, ininterrottamente, ancora oggi le versioni on-line di Corriere, Repubblica e IlGiornale, giusto per citare un campione, riportavano gli sviluppi della vicenda in home page, mentre nessuna versione on-line dei tre citati riportava sviluppi sulla vicenda di Napoli, nonostante fosse più recente.
Stessa sorte capita alle rispettive inchieste: quella sulla Caffarella è in stato avanzato, sono già stati fatti riconoscimenti, test discutibili e tutto quanto si possa fare per riuscire a tenere la gente aggiornata sul dafarsi. D’altronde stuprano solo i romeni, vero?
Sul fatto di Beyenne a Napoli, si sa solo che sono due teste rasate, dai giornali non si evince se sia stata aperta o meno un’inchiesta, sporta una denuncia o altro. I giornale hanno già smesso di parlarne o ne parlano a pagina 23 ed affini. Da segnalare tra l’altro, che a quanto riferito dal giovane, nessuno è intervenuto durante il pestaggio. D’altronde qui i naziskin e i filofascisti sono tollerati, vero? (Vedi alla voce ronde)
Fate attenzione, la discussione sui media e sugli indirizzi dati dai media, non è affare solo per gli addetti ai lavori, ma la partenza delle convinzioni di massa arrivano da questi mezzi. Facciamo attenzione a chi li governa e a chi li pilota.
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