Con la crisi economica e finanziaria che stanno appena cominciando a mostrare i veri effetti, il 2009 sarà un anno difficile per tutte le economie del mondo.
Per uscire dalla crisi, molti Paesi stanno agendo su due fronti: il primo, il più “altisonante” in Italia, è il fatto di dare nuove regole al mercato. Il secondo, ben più importante, è il puntare sull’innovazione, basti pensare alla “rivoluzione ambientale” promessa da Barack Obama, dopo quella “informatica” che lo ha portato a vincere a mani basse le elezioni del novembre scorso.
Innovazione significa ricchezza. Esemplare, in questo senso, è il caso dell’Estonia.
Nel 1996 l’Estonia ha avviato il progetto Tiigrihüpe (il salto della tigre), un progetto pubblico che ha comportato forti investimenti nella tecnologia, nello sviluppo di internet, incentrato soprattutto sull’educazione all’informatica.
Come racconta un italiano in soggiorno-studio a Tallinn, capitale estone, non è raro andare in un locale pubblico, chiedere la password e una birra, e connettersi ad internet. Le università forniscono l’accesso a internet 24 ore su 24. Chiedere e ottenere la connessione a internet nel proprio appartamento di costruzione sovietica è un gioco da ragazzi, con una spesa modica.
Il risultato, in termini economici, è illustrato nell’immagine seguente.
Ho messo a confronto la crescita del PIL reale di Estonia e Italia (dati Eurostat) dal 1996 al 2007 (ultimo anno con dati “certi”), e il risultato è evidente: a parte la crescita quasi zero del 1999, l’Estonia, in termini di crescita, ha sempre stracciato l’Italia che è cresciuta, al massimo, del 3,6% nel 2000, contro il 10,8% dell’Estonia nello stesso anno.
Tutto grazie ad internet? Ovviamente no: la rete è solo un mezzo per l’innovazione, ma è un fatto che fra i settori trainanti dell’economia estone vi siano quelli che più risentono della tecnologia e dell’innovazione, ovvero l’industria, la finanza, il commercio e le telecomunicazioni. Il simbolo di questa tendenza è Skype, che è stato inventato proprio in Estonia.
L’Italia sembra, invece, voler andare controcorrente: con un premier che si dichiara analfabeta in fatto di tecnologie, non mancano le leggi e le proposte di legge volte a bloccare la rete. È ormai storico il decreto Pisanu, con finalità antiterroristiche, che impone obblighi ai locali pubblici che vorrebbero fornire connettività che sostanzialmente blocca la diffusione degli hot spot pubblici. Obblighi che non hanno uguali in Europa e che sono più pesanti perfino delle regole imposte dal governo cinese agli internet café.
Più di recente è stato approvato l’emendamento D’Alia, che crea una forte discrezionalità politica nella censura dei siti internet, oltre alla proposta di legge Carlucci, con neanche troppo nascoste finalità “anti pirateria”, che risulta essere stata scritta dal presidente dell’associazione delle major dell’audio, Davide Rossi, che di recente ha avuto il coraggio di " target="_blank">affermare, tra le altre cose, che internet non portato crescita economica.
Internet, al contrario, è il veicolo delle diffusione delle idee e il motore dell’innovazione, che è a sua volta il motore della crescita. L’Italia, al contrario, sembra voler puntare sui vini, sulle mozzarelle e sulle opere d’arte. Tutte cose bellissime, ma che alla lunga non portano crescita e nuova ricchezza, che è ciò di cui il Paese ha bisogno.
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Commenti...
[...] un mio articolo pubblicato oggi su ItalianBloggers. In esso descrivo brevemente le differenze fra l’Estonia e [...]
# 12/3/2009 20:11
[...] continua più sotto L’articolo continua più sotto Neanche finisco di pubblicare un articolo sulla necessità di innovare, che questo Governo medievale mi spezza le gambe. [...]

# 12/3/2009 19:22