Il 12 marzo Reporters sans Frontiers ha riportato l’elenco dei “12 paesi nemici di internet” tra cui figurano Cina, Cuba, Egitto, Arabia Saudita, Birmania, Corea del Nord, Siria, Tunisia, Turkmenistam Uzbekistan e Vietnam.
In cina ci sono 49 detenuti “cyber dissidenti”.
L’italia fortunatamente non è ancora, e sottolineo non è ancora, tra i 12, ma il passo non è poi così lungo per entrare nella vergognosa classifica. E’ infatti iniziata una corsa alla censura di YouTube, ovvero l’ultimo grande baluardo dell’informazione libera. Si era cominciato con la censura di video violenti e che potessero toccare la sensibilità delle persone più deboli. Bene, ci può stare.
Ad un tratto il problema più grande non sembra più essere quello di urtare la sensibilità comune, ma il copyright sui video pubblicati. In nome del copyright vengono censurati interventi d’informazione vitali per la completezza e l’accuratezza dell’informazione italiana. Bene, ad un certo punto però anche il canale RAI inizia a togliere progressivamente alcuni interventi di Marco Travaglio e di altri personaggi “scomodi”. Qui di seguito un esempio. Il tutto per la violazione della normativa sul copyright…Ma i video non sono stati girati e pubbicati dalla Rai stessa?
Allo stesso modo non è nuova la manifestazione del proprietario di Mediaset, nonchè Presidente del Consiglio di regolare l’informazione su internet. Sollevando il contenzioso del copyright si combatte così indirettamente il cattivo (YouTube e tutti gli informatori indipendenti) con una vera e propria guerra.
E se denunciassimo rete 4 per tutti video apparsi dopo la sentenza della Corte Europea sulla sua illegale permanenza nell’etere? Cosa succederebbe?
YouTube non è ancora controllato dalla casta…Vogliamo che venga controllato? Ok, allora non facciamo nulla e rimaniamo immobili.
Vogliamo entrare anche noi tra i 12?
L.
http://lucarinaldi. blogspot. com
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