L’indecisione dell’Italia sulla gestione delle testate atomiche

Il 13 di luglio, si è festeggiato il primo complimese della “nuova denuclearizzazione italiana”. Nuova, perché era stata preceduta da un’altra decisione simile, circa 24 anni fa; ma nuova anche perché in questo si è trattato di “denuclearizzazione preventiva”. La decisione del referendum di giugno, infatti, ha riguardato una previsione, quella del ritorno all’utilizzo dell’energia nucleare, che gli italiani hanno repentinamente (e giustamente a mio avviso ndEm) bocciato. Per altro con l’ultima e più alta forma di Democrazia possibile: la partecipazione diretta, il referendum.

Ma durante le accese, quanto scarse per i motivi che tutti sappiamo, discussioni pre-referendarie, si è taciuto su diverse questioni; non solo su quelle che il Prof. Cumo e altri colleghi avevano sollevato in un lettera pubblica (peraltro pubblicata anche in questo sito, dallo scrivente). La questione, stavolta è un’altra, e riguarda l’arsenale atomico che l’Italia, in quanto paese Nato, ospita all’interno delle sue basi nucleari. Si tratta di bombe gravitazionali, di tipo B-61, sganciabili da caccia bombardieri, a doppia capacità, tipo gli F16 e i Tornado.

Questo arsenale, in realtà è abbastanza misero, e soprattutto obsoleto; le bombe sono di tecnologia antica (risalgono al periodo della Guerra Fredda) e ormai quasi più inutilizzabili dal punto di vista militare. Sono però testate atomiche a tutti gli effetti, e come tali, se esplodessero, potrebbero creare disastri nucleari.

Il nodo politico, internazionale, però è un altro ancora e riguarda la firma da parte dell’Italia, addirittura nel lontano 1975, del TNP, il Trattato di Non Prolificazione Nucleare e l’impegno preso dal nostro (come da altri) Paesi ad impegnarsi verso il disarmo.

La posizione che l’Italia, sta assumendo sull’argomento, sollevato poco tempo fa dal Ministro tedesco Westerwelle (in quanto anche la Germania si trova nella nostra situazione, ma ha già annunciato che provvederà allo smantellamento), posizioni ambigue. Diciamo pure, che sta facendo l’indiano, come si dice…silenzio, qualche accenno a possibili piani di disarmo, ma nei fatti niente di più.

Come risolvere il problema, è argomento, invece abbastanza difficile, in quanto da una parte ci si trova impegnati a livello interno (vedi referendum) e a livello europeo (vedi TNP), ma dall’altro organismi sovranazionali, la Nato e soprattutto gli USA, ci hanno imposto di fare da paese ospitante per quelle bombe.

Al link-fonte ulteriori approfondimenti.

Fonte: danemblog.com

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