“Under the skyline – sotto l’orizzonte” – Capitolo 2

Manhattan 17 maggio 2002, ore 17.26

 

Il giovane responsabile allo sviluppo dei progetti informatici dell’azienda era appena uscito dall’immenso grattacielo in cui lavorava e, come ogni giorno, si stava dirigendo verso la vicina palestra. Anche l’edificio dove lavorava aveva al suo interno una palestra attrezzata e funzionale, ma le ragazze più carine preferivano quella a pochi isolati da lì, molto cara ma molto cool e per lui la palestra era principalmente un luogo di incontro.

Aveva ventisei anni e la sua passione per le materie informatiche, unita alla facilità con cui le apprendeva, lo aveva portato a laurearsi al “Massachusetts Institute of Technology”, meglio conosciuto con l’acronimo MIT, a pieni voti e nettamente in anticipo rispetto alla normale tabella di marcia, come d’altronde aveva già fatto al college. Era intelligente, dinamico, amava la bella vita ed il suo  lavoro gli consentiva di viverla in maniera piuttosto agiata… era quello che si può definire un buon partito.

A prima vista Nat, così lo avevano sempre chiamato i genitori  e così lo chiamavano gli amici, era la persona più sicura del mondo, sempre attento ad esibire un look moderno ed allo stesso tempo elegante, alto oltre un metro e ottanta, penetranti occhi chiari ed  un fisico asciutto e possente che derivava più da un DNA fortunato che dalle ore passate in palestra, spese principalmente in pubbliche relazioni.

Era un tiepido pomeriggio e lungo la strada vide, attraverso la vetrina di un fioraio, una giovane ragazza intenta a creare una composizione floreale. C’era qualcosa in quella donna che lo fece restare immobile, rapito, e solo dopo qualche minuto tentò di riprendere il suo cammino, ma  una parte di lui non voleva andarsene e lo tratteneva davanti a quella vetrina di fiori, inebetito come mai gli era successo nella vita.

La ragazza non era appariscente ma sicuramente attraente, con i capelli lunghi e chiari, gli occhi verdi, un fisico atletico ed un sorriso capace di togliere il fiato. Indossava jeans e felpa della NYPD, senza trucco e non pareva interessarle che la gente la guardasse, anche se era quasi impossibile non farlo, soprattutto per Nathan. Era imbambolato davanti alla vetrata da ormai qualche minuto quando finalmente  decise che era il momento di perdere la timidezza ed entrare. Una volta entrato attese che la giovane finisse di confezionare la composizione per il cliente davanti a lui e quando questi lasciò il negozio si avvicinò al banco con un sorriso da ebete. Se ne rendeva conto, ma non poteva farci niente.

«Buongiorno, ciao. Mi chiamo Nathan.» Aveva appena finito la frase quando una vocina dentro di se gli fece l’eco. “Mi chiamo Nathan… sei come un bambino alla prima cotta svegliati!”

«Ciao Nathan, io sono Kendra. Come posso aiutarti»

Sposami! Fu la prima cosa che la vocina gli suggerì ma fortunatamente ebbe la prontezza di riflessi di non aprire bocca prima di pensare… neanche tanto.

«Non avevo mai visto questo posto, hai appena aperto?»

«Oh no, il negozio è qui da un paio di anni e comunque non è mio.»

“Ok la prima figura di merda è fatta, e adesso?”

Aveva esaurito le sue risorse ed era preoccupato. Lei stava lì a guardarlo aspettando che dicesse qualcosa, ma cosa? Si guardò in giro… “Bene, fiori. Non potevi vendere software così quanto meno avevo una scusa per essere entrato” lo riprese la solita vocina.

«Devo fare un regalo ad una ragazza solo che non la conosco bene, penso che tu possa aiutarmi. A te che fiori piacciono?»

«Non importa quello che piace a me… i gusti sono gusti.»

«Hai ragione, ma l’ho appena conosciuta e non saprei cosa prendere. E’ sicuramente una ragazza solare e sorride sempre, proprio come te. Magari ha i tuoi stessi gusti anche…»

«Allora guarda, secondo me la semplicità è la cosa migliore. Margherite, girasoli ed altri fiori di campo. Danno allegria e sono solari, proprio come la tua amica e me.»

«Vada per un bel mazzo colorato e vivace, allora.»

La ragazza cominciò a selezionare i fiori ed a comporre il mazzo quando, dopo qualche secondo, fece un cenno indicandogli una scrivania in fondo alla stanza.

«Se vuoi scrivere un bigliettino nel frattempo…»

«Oh certo, il biglietto.» Si sentiva sempre più impacciato e stava sudando sicuramente più di quanto non facesse in palestra. Si avviò al tavolo senza avere la minima idea di cosa scrivere, ed una volta seduto la situazione non cambiò per nulla. Passarono un po’ di minuti durante i quali la commessa finì di comporre il mazzo ed ora lo stava aspettando alla cassa.

«Non sei proprio un romanticone che invia fiori molto spesso, vero?» lo punzecchiò la commessa.

«A dire il vero è la prima volta e questo cartoncino bianco pare avercela con me.»

La ragazza sorrise senza farsi  vedere prima di proseguire: «Fai tranquillo hai tempo fino alle sette.»

«Va bene, grazie.»

Aver parlato con lei gli aveva fatto bene, perché di colpo un’idea si era fatta spazio nella sua testa e subito la penna si mise all’opera.

 

Come immaginavo…                                                     cartoncino bianco 1 – Nathan 0

 

Non che con le parole sia un drago, ma credo che a cena,

con un buon bicchiere di vino, riesca a dirti molte più

cose di quante non possa mettere su un cartoncino,

che oltretutto mi odia e cancellerebbe tutto…

Questa sera alle nove sarò nel ristorante qui di fianco e non

mangerò nulla fino a che non ci sarai tu a farmi compagnia.

Non vorrai farmi morire di fame, vero?

 

Nathan Mackinley     

 

 

Rilesse il biglietto una decina di volte prima di decidersi che poteva andare bene, chiuderlo nella bustina apposita e dirigersi verso il bancone dove la donna della sua vita, ormai la sua testa aveva deciso così, lo stava aspettando per incassare i cinquantasette dollari dovuti.

Arrivato alla cassa diede il biglietto alla giovane che lo fissò alla carta crespa, pagò, salutò e ringraziando uscì con il mazzo di fiori in mano. Fece qualche passo prima di girare su se stesso e rientrare nel negozio visibilmente imbarazzato.

La ragazza lo guardò stupita.

«Hai dimenticato qualcosa?»

«Ehm, sì…» disse dirigendosi verso il banco ed allungando i fiori verso le braccia di lei «… sono per te!»

Lei per un secondo rimase immobile, credendo di essere vittima di qualche scherzo, poi sorridendo prese i fiori.

«Grazie, non so cosa dire.»

«Ok, ciao.»

Nathan uscì dalla porta come un tornado, era rosso in volto ed aveva caldissimo. In totale era rimasto nel negozio circa dieci minuti, ma gli sembravano ore. Ore durante le quali non aveva fatto niente nel modo giusto.

“Mi sa che da domani è meglio che prendo un’altra strada per andare in palestra” si disse.

 

[Fine capitolo 2]

Approfondimenti...

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