Ormai, credo che sia molto chiaro quello che è il vero problema italiano: la mancanza di una adeguata classe dirigente, in grado di portare il paese fuori dalle secche di una crisi economica sempre più devastante. Che poi, addirittura degenera in un problema collegato ad esso, che ne è la naturale conseguenza: la presenza di una classe dirigente di infimo livello, che ha ormai occupato lo Stato. Per capire di cosa sto parlando, basterebbe vedere, o meglio sentire quello che è successo nella giornata di ieri, nel corso della quale il leader della Lega, Umberto Bossi, quello che ha mandato il figlio, il mitico Trota, a fare il Consigliere Regionale in Lombardia, ad onta di tre bocciature alla maturità, invece di rimandarlo a studiare, ha rilasciato una dichiarazione che è deflagrata con il rumore di quello che realmente è: una boiata pazzesca. Cosa ha detto Bossi? Intervenendo a Salsomaggiore, interpellato sul tema dell’apertura di uffici ministeriali periferici al Nord, ha affermato: «Se a Bologna o in Emilia ci fosse il ministero dell’agricoltura forse andrebbe meglio, perché qui ci sono gli agricoltori». Ormai siamo al minimalismo assoluto, ad un pensiero basico per il quale un Ministero dell’Agricoltura deve stare dove sono gli agricoltori. Peccato che la terra, almeno sino a prova contraria, sia coltivata in tutta Italia, persino, e qualcuno forse lo dovrebbe dire a Bossi, intorno a Roma. Ma sembra che al Senatur non importi molto il cadere nel ridicolo, quando si tratta di dare messaggi al proprio elettorato. Che, in questi ultimi tempi, è particolarmente inquieto di fronte alla totale mancanza di risultati, dopo anni in cui la Lega ha sostenuto i governi di centrodestra e si è ritagliata posizioni di forza nel sottogoverno, che ormai risultano indigeste a chi pensava di portare a casa risultati, a partire dal federalismo.
Purtroppo, Umberto Bossi non è un caso isolato nella gara a chi la spara più grossa, che anzi, nelle ultime settimane sembra essere diventato un vero sport nazionale. Anche una persona di buonsenso come il segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, non se la passa male, se solo si pensa che dopo i ripetuti casi di corruzione imputati dalla magistratura ad esponenti del suo partito, e messo alle strette da una opinione pubblica che parla ormai apertamente di questione morale, è riuscito a dire che contro la campagna mediatica montata dai giornali, il suo partito, o meglio i suoi militanti daranno luogo ad una Class action. Non avete capito male: alcuni politici del suo partito sono accusati di reati gravissimi, gli stessi per i quali lo stesso PD rimproverava apertamente i suoi avversari politici, e Bersani pensa di ricorrere alle querele contro gli organi di stampa che osano evocare la Questione Morale. Qualcuno dovrebbe spiegargli, che dovrebbero essere i cittadini di questo disgraziato paese a fare una Class Action contro i partiti, visto quello che hanno combinato da decenni a questa parte. E visto che nemmeno Mani Pulite, sembra esser riuscita a riportarli nel loro alveo naturale, che non è quello della commistione con l’economia al fine di ricavarne mazzette.
Naturalmente, i due casi di cui ho parlato, non sono isolati. Basterebbe ad esempio ricordare i farneticanti commenti di Borghezio sulla strage di Oslo o le incredibili reazioni del Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, di fronte alle contestazioni portategli dai precari della pubblica amministrazione. Insomma, la politica italiana ha ormai perso la testa. Come certifica il surreale dibattito sui costi della politica, quel groviglio di privilegi riservati a chi fa parte della cosiddetta Casta, cioè il personale politico autoreferenziale che ha occupato i gangli vitali dello Stato. E dimostra di essere completamente inadeguata a risolvere i problemi di un paese che sta lentamente scivolando verso il declino ed è oberato dal peso di un debito pubblico sempre più gravoso da sostenere per un sistema economico come il nostro che non riesce a ripartire. Una politica tutta proiettata al proprio interno, che parla solo dei problemi del Presidente del Consiglio e non di quelli dei cittadini, anche perchè ormai, chiusa nella torre di avorio dei suoi privilegi dal sapore medievale, neanche li conosce. Ma un paese non può andare avanti col pilota automatico. Se non si cambia subito marcia, la rovina potrebbe essere dietro l’angolo…
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