Provincia del Kandahar 20 luglio 2002
Una nube di polvere rossastra si sollevava dal retro del pickup che sfrecciava velocemente verso una zona imprecisata del deserto. Seduti nel cassone posteriore del mezzo stavano tre uomini armati con dei Kalashnikov mentre altri due tenevano il mitragliatore a tracolla ed impugnavano due RPG anticarro che all’occorrenza sarebbero serviti anche nell’improbabile impresa di abbattere un elicottero. Dietro a loro, a poche decine di metri, altri due mezzi sollevavano la loro nube polverosa ed in ognuno dei cassoni stavano altri guerrieri pronti a sfoderare le armi pesanti per difendere il loro uomo ed uccidere quanti più infedeli possibile. Non era stata la guerra cominciata quasi un anno prima ad armare questi uomini, ma lo avevano fatto la loro fede ed il loro credo molti anni prima.
Seduto sul sedile del passeggero del secondo mezzo del convoglio un uomo, per nulla diverso dagli altri che lo scortavano riguardo ai vestiti od alla lunga barba, stava cercando di immaginarsi a cosa era dovuta quella chiamata a rapporto. Era molto felice di incontrare il maestro che mai aveva incontrato prima, colui che aveva reso possibile molti dei loro sogni, ma allo stesso tempo era intimorito, perché mai si poteva immaginare cosa nascondessero quegli occhi inespressivi.
Erano in viaggio da molte ore ed erano riusciti ad evitare ogni check-point che li avrebbe obbligati ad uno scontro a fuoco con il rischio di non raggiungere vivi la loro meta, ma ormai le mura rossastre del villaggio erano visibili all’orizzonte. Quando furono ormai in prossimità della porta udirono alcuni colpi provenire dalle postazioni di controllo, ma sapevano che non erano indirizzati verso il loro convoglio bensì verso il cielo e servivano solamente come avvertimento del loro arrivo. Una volta entrati si fermarono al centro di uno spiazzo e subito un gruppo di uomini li accerchiò per salutarli e portare loro acqua e cibo, mentre due di loro scortarono subito Ahmed Mohamed Azir dentro uno degli edifici.
Il maestro, con la solita giacca mimetica ed il turbante bianco, stava seduto a terra, sopra un tappeto che ricopriva la maggior parte della stanza, e davanti a lui stava un vassoio sul quale trovavano posto una teiera ed alcuni frutti. Al contrario di quanto aveva immaginato durante il viaggio il maestro si alzò in piedi ed andò ad abbracciarlo rendendolo immensamente fiero di quel privilegio.
«Ahmed, fratello mio, che piacere vederti. Mi dispiace averti fatto fare un viaggio tanto lungo, ma vista la situazione attuale non potevamo rischiare a parlare per telefono e non potevo farti recapitare un messaggio da qualcuno che avrebbe potuto essere catturato.»
«Per me è stato un piacere maestro, è una gioia immensa poterti incontrare. Ho pregato Allah tante volte affinché mi concedesse questo onore.»
«Le tue preghiere sono state ascoltate e sono sicuro che quanto sto per dirti ti renderà ancora più gioioso. Ti prego, siediti e mangia qualcosa intanto che parliamo» lo invitò, indicando il vassoio con la mano e riprendendo a parlare mentre il suo ospite si accomodava. «Vedi Ahmed, ciò che i nostri fratelli sono riusciti a fare lo scorso anno con l’aiuto di Allah, è stata per noi una grande vittoria, ma si sa che ogni grande vittoria si porta dietro delle conseguenze e queste conseguenze le sta pagando la nostra gente» disse, sedendosi di fronte al proprio interlocutore.
«Certo maestro, ma la nostra gente è forte ed è felice di pagare le conseguenze di quel grande gesto. Sono tutti fieri dei diciannove martiri di quel santo giorno ed anzi, io stesso voglio congratularmi con te e ringraziarti per averci ricordato che con l’aiuto di Allah possiamo liberare il mondo dagli infedeli. E’ stato uno dei gesti più grandi della storia ed il fatto che mezzo mondo si sia riversato qua indica che hanno paura e che stiamo vincendo» rispose ossequioso l’uomo che ancora si chiedeva perché fosse stato convocato.
«Hai ragione a dire che hanno paura, ed è proprio questa paura che dobbiamo sfruttare, non dobbiamo lasciarli il tempo di credere che sia finita ed è per questo che sei qua. E’ stato uno dei gesti più grandi della storia, è vero, ed altri ce ne saranno in futuro, ma il più grande di tutti spetterà a te.» Fece una pausa d’effetto per vedere la reazione del suo ospite e guardandolo negli occhi capì che questi avrebbe voluto rispondere immediatamente per non farsi trovare impreparato, ma il suo sguardo faceva capire che ciò che gli aveva appena rivelato lo aveva lasciato di stucco ed ora non riusciva a trovare le parole esatte per rispondere. Passarono alcuni secondi che ad Ahmed Mohamed Azir parvero infiniti, ma alla fine riuscì a trovare le parole per rispondere.
«A me maestro? Hai veramente tanta fiducia nelle mie capacità da affidarmi una missione? Non so cosa dire, sarà per me un grande onore e con l’aiuto di Allah riuscirò a fare qualunque cosa tu mi chieda.»
«Non ti affido una missione, ma la missione. Ci vorrà del tempo, degli anni, ma con le tue capacità e con l’aiuto divino riusciremo a colpirli così duramente che non potranno mai più riprendersi. Se riuscirai a portarla a termine non ci sarà più niente contro di noi, non ci saranno più eserciti invasori che cercheranno di impossessarsi dei nostri beni e non ci sarà più nessuno a dirci come comportarci. Tutto l’occidente sarà un’unica massa di individui talmente spaventati che si preoccuperanno persino di uscire di casa e finalmente capiranno che solo l’Islam e la Shari‘a potranno salvarli.»
L’ospite lo guardava con grande ammirazione ed annuiva ad ogni sua parola. Si sentiva pronto, avrebbe fatto qualunque cosa quell’uomo gli avesse chiesto, e sapere che la sua missione sarebbe stata più grande di quella dell’anno precedente lo rendeva incredibilmente orgoglioso. Sarebbe morto? Non lo sapeva ancora ed era una possibilità non troppo remota, ma non gli importava. Se quello era il volere di Allah, chi era lui per decidere di avere paura?
«Ti prego maestro, parlami di questa missione, dimmi cosa dovrò fare» chiese eccitato, ma cercando di non mancare di rispetto.
«Innanzitutto dovrai avere pazienza, la preparazione richiederà molto tempo e tanto lavoro, ma questi sforzi saranno ripagati. Non posso dirti io come agire, posso solo dirti cosa dobbiamo fare e poi sarai tu ad organizzare tutto, deciderai tu gli uomini che vorrai al tuo fianco e deciderai come addestrarli per raggiungere lo scopo. Ti ripeto, non avere fretta perché questa missione dovrà prevedere ogni imprevisto e poi ci saranno già delle grandi azioni prima della tua. La tua dovrà essere quella definitiva e non potrà essere sbagliata. Ho già aperto dei conti per te, ci troverai tutto il denaro di cui avrai bisogno.»
«Sarò paziente, non farò niente che possa mettere in pericolo ciò che mi chiederai» rispose sempre con più ansia e con uno sguardo che implorava il suo interlocutore di dirgli in cosa consisteva la missione.
«Sono sicuro che lo sarai e quando verrà meno la forza di volontà sono sicuro che la ritroverai nelle parole del Profeta, ma ti ho già fatto tribolare abbastanza, è ora che ti spieghi in cosa consisterà la missione.»
[Fine capitolo 4]
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