Le ultime sul fronte della lotta alla tossicodipendenza

Nei giorni passati una sentenza del Consiglio di Stato olandese ha affermato che non è possibile negare, a livello di amministrazione comunale, l’accesso degli stranieri ai coffee shop (locali dove, è libera la vendita di cannabis, anche se regolamentata). Per il supremo tribunale dei Paesi Bassi, tale decisione deve esser presa esclusivamente dal Parlamento.
Abbastanza incredibilmente, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi e il Dipartimento Nazionale Lotta alla Droga hanno letto la sentenza come una prossima chiusura totale dei coffee-shop, cosa che, del tutto logicamente, non avverrà e che non c’entrava assolutamente nulla con la sentenza in questione.
Naturalmente, una notizia di questo genere dovrebbe portare ad una riapertura della discussione inerente alle forme che dovrebbe prendere la lotta contro le sostanze stupefacenti, facendo il paio con quanto successo all’ONU, ove la Global Commission on Drug Policy, l’organismo internazionale più importante in materia di droga, ha presentato il suo rapporto annuale, lasciando un po’ tutti stupefatti. La Commissione, di cui fanno parte grandi personalità del mondo della politica, dell’economia e della cultura mondiale a partire dall’ex segretario generale dell’Onu Kofi Annan fino ad arrivare a Ferdinando Cardoso, George Schultz, George Papandreu, Paul Volcker, Mario Varga Llosa e Branson, ha infatti pensato bene di invitare l’Onu ad un urgente ripensamento delle politiche antidroga e a fermare anche l’offensiva contro le organizzazioni criminali condotta dagli Usa fin dai tempi di Richard Nixon, ridimensionando i reati che riguardano l’uso di stupefacenti. Nel documento in questione, si legge che “la lotta globale alla droga ha fallito, con conseguenze devastanti per gli individui e le società di tutto il mondo”.

 

Secondo i membri della commissione i cinquant’anni di proibizionismo contro le droghe non hanno portato a nessun risultato e la strada da seguire è quella della legalizzazione, almeno per la cannabis. Inoltre, si sottolinea che il proibizionismo non ha impedito una continua crescita dei consumatori abituali di droga. Come viene confermato da alcuni dati, naturalmente esposti nel rapporto, i quali stanno a dimostrare che solo negli ultimi dieci anni l’uso di oppiacei è salito del 35%, quello della cocaina del 27% e quello di marijuana e derivati dell’8,5%.

Carlo Giovanardi

Carlo Giovanardi

Quanto è stato affermato all’ONU, naturalmente, è passato del tutto sotto silenzio nel nostro paese. Ove si continua in un fallimentare proibizionismo di cui lo stesso Giovanardi è il paladino più impegnato. Anche a sprezzo del ridicolo, come quello indotto da affermazioni come la seguente: ” “E’ provato scientificamente che la politica permissiva e tollerante verso l’uso favorisce l’aumento del consumo soprattutto tra i più giovani”. L’Osservatorio Europeo di Lisbona, smantella nel modo più netto possibile questa affermazione, dando l’Olanda, la stessa Olanda delle leggi permissive invisa ai proibizionisti, negli ultimi posti per quanto concerne la diffusione di droghe leggere. Mentre paesi dalle legislazioni assai meno permissive, come la stessa Italia e l’Inghilterra, di converso, si trovano nei primi posti della stessa classifica. Come del resto quegli Stati Uniti, che usano politiche draconiane contro il consumo di cannabis e derivati, e che godono del più alto tasso di consumo tra i propri ragazzi.

 

Insomma, ancora una volta sta venendo alla luce il terribile combinato disposto tra la totale incapacità della nostra classe politica, rappresentata nel migliore dei modi dall’atteggiamento di Giovanardi, e una informazione pigra, conformista, assuefatta alle assurdità più evidenti provenienti da un ceto di professionisti, quello di cui sopra, dedito solo alla propria autoriproduzione e non alla soluzione dei problemi che affliggono la nostra società. Per ovviare ai quali servirebbe una apertura mentale e un coraggio che in Italia, purtroppo, manca del tutto. E in un paese ove la criminalità organizzata lucra nel modo più vantaggioso sullo spaccio delle sostanze tossiche, il danno può dirsi doppio.

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