Una gara come tante. Come ormai purtroppo siamo abituati da tempo a vederne, tanto da essere ormai stufi quando sulla tv di turno inizia la martellante pubblicità di famosi o pseudo famosi che fanno qualcosa o non fanno nulla, figlie che ballano con i padri, madri che cucinano con i suoceri e chi più ne ha ne metta fino a risalire ai trisavoli. Invece no.
Un talent-show come tanti. Dove vince chi riesce a mettersi meglio in mostra, ad insultare più degli altri, ad avere la famiglia più scombinata di tutte e a mettere in mostra il peggior repertorio di maleducazione e mancanza di umiltà che si riesca a dimostrare, tanto poi il talento è un optional e anche averlo non è qualcosa di importante. Invece no.
Invece no si chiama “X Factor”, trasmissione lanciata lo scorso anno sulla televisione pubblica e approdata trionfalmente anche quest’anno alle fasi finali.
Ormai preda del meccanismo e degli assiomi precedentemente indicati (reality uguale polemica uguale trash) non avevo minimamente preso in considerazione l’idea di seguire una nuova trasmissione del genere, scoraggiato anche dalla presenza di Simona Ventura, brava e simpatica presentatrice fino a qualche anno fa ma ormai troppo attaccata al clichè di “Supersapientina”, quella che ogni volta che parla sciorina verità insindacabili pur sapendo poco di tanto e che impartisce lezioni di moralità ai malcapitati di turno.
Capitato per caso sui canali Rai qualche settimana fa, proprio in concomitanza di una notevole performance di un certo Matteo, ho iniziato a perdere le convinzioni che mi avevano fino ad allora tenuto lontano da questo appuntamento canterino.
Vedere ragazzi di indubbia qualità che accettano eliminazioni e giudizi senza pensare di essere ogni volta vittime di chissà quali complotti e irrimediabilmente incompresi dall’umanità, vedere una discografica competente e un musicista che sotto la superficie colorata nasconde qualità e cultura, vedere che anche la Ventura di turno rinuncia di tanto in tanto agli atteggiamenti da sapientona…beh, tutto questo mi ha fatto bene.
Non manca qualche polemicuccia, qualche frecciatina, ma forse è il prezzo che inevitabilmente dobbiamo pagare nella televisione di oggi, ma fortunatamente tutto si smorza abbastanza in fretta, grazie anche agli interventi moderatori dell’ex dj Francesco, che cambiando nome d’arte e cimentandosi nel ruolo di presentatore ha forse azzeccato la migliore collocazione che potesse trovare.
La speranza è che la trasmissione, nella prossima edizione non ceda alla tentazione che domina nella televisione dei nostri tempi, lasciando spazio alle polemiche reiterate, all’incompetenza, alla volgarità, e rinunciando alla qualità per qualche punto in più di share (perchè purtroppo, è innegabile che tutti ci si lamenti della spazzatura in tv senza però resistere alla tentazione di annusarla).
Se Morgan e compagnia sapranno mantenersi freschi come lo sono adesso, allora qualche speranza di televisione migliore ci sarà ancora. E sarà quello, più di ogni altra cosa, il vero “fattore X” che distingue il talento dalla mediocrità.
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