“La porta aperta” – Peter Brook

The Open Door, è il terzo diario di bordo di Peter Brook. Viene dopo The Empty Space e The Shifting Point. Scritto nel 1993, è diviso in tre capitoli: La subdola strategia della noia, Il pesce d’oro e Non ci sono segreti (trascrizioni di seminari e conferenze tenute dall’artista nel 1991). Si tratta di un libricino di 85 pagine in cui Brook ci rende partecipi delle sua esperienza teatrale/umana.

E’ chiaro da subito che colui che ci parla è un vero ricercatore: qualcuno che si pone delle domande. Forse proprio per questo, un artista.

Ci si immerge in un teatro in cui il lavoro della sala è inversamente proporzionale all’eccesso di scenografia. Più l’attore appare in un “nowhere“, più il pubblico si diverte a giocare con il proprio “muscle”. Qui il listener, nel momento in cui può guardare in faccia l’attore (sapendo che a sua volta verrà guardato), diviene co-autore della performance. Al tempo stesso vedere la faccia del pubblico responsabilizza l’interprete in quello che fa: “anche il gesto più impercettibile richiede grandi esercizi professionali, talento, applicazione, sacrificio, tensione nei riguardi della propria interiorità, dei colleghi in scena e della sala“. Si tratta, per queste ragioni, di un teatro che forse è “one of the most difficult arts” e che quindi non può essere fatto da tutti.

Brook sollecita ” a shared awareness“, per creare da individui separati e provenienti da diversi background culturali “a vibrant team“. Perché se un team è ricco, la creazione di un gruppo può ” risultare infinitamente più ricca del semplice prodotto di un fiacco individualismo“.  Egli sostiene che tutti i personaggi siano superiori agli esseri umani e che il compito degli attori sia di renderli “in maniera sovrumana“. Per fare ciò l’interprete dovrebbe essere in contatto con tutto il suo corpo. Gli serve un corpo allenato, uno strumento musicale accordato, aperto alle infinite possibilità  della emptiness del palcoscenico.

85 pagine ricche di considerazioni necessarie sia per operatori e specialisti che per persone curiose.

Una breve intervista del 1979:

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