Quello italiano da sempre è stato un popolo maestro nell’arte di arrangiarsi, cioè di far fronte ad ogni situazione e problema con i mezzi e le risorse disponibili. In un periodo come questo contrassegnato da profonde crisi economiche e sociali, tale “arte” diventa un ancora di salvezza e forse la migliore dimostrazione di quella genialità tipicamente italica che ci permesso di primeggiare in molti campi nel corso dei secoli.
Purtroppo le mutazioni del carattere dell’italiano medio causate dal diffuso benessere del dopoguerra, diventato pigro ed indolente nonché refrattario a qualsiasi novità, hanno modificato il nostro dna facendo sì che sempre meno soggetti siano in grado di reagire con prontezza alle esigenze del momento.
In particolare lo sviluppo della tecnologia informatica e principalmente delle infinite possibilità offerte dalla Rete ci ha trovati un po’ spiazzati e snobisticamente refrattari, come a dire “vai avanti prima tu che poi io arrivo con calma”. Ma il mondo di oggi corre ad una velocità inimmaginabile solo qualche anno fa e restare indietro significa forse perdere molti treni per sempre.
Per fortuna esistono ancora delle eccezioni, persone che non stanno solo a guardare ed a subire il mondo che le sta schiacciando ma reagiscono, esplorando anche terre poco conosciute. Mi ha colpito recentemente un articolo apparso su “Il Fatto Quotidiano” ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/23/franca-ed-emilio-pastori-in-rete-contro-la-crisi/153011/) in cui il mondo arcaico e tradizionale dei pastori sardi sposa il progresso tecnologico e futuristico rappresentato da internet per far fronte sia allo strozzinaggio economico del prezzo del latte imposto dagli industriali e dalla distribuzione, che alla crisi che sta spazzando via i piccoli operatori.
Una vita di sacrifici ma di passione, la voglia di continuare una tradizione millenaria che è il fulcro di un’intero popolo fiero delle proprie origini, il desiderio di continuare a dare un futuro alle nuove generazioni senza dover sottostare ai ricatti del ceto dominante, tutto ciò dando in pratica uno schiaffo morale anche a chi in questi giorni non è in grado di indicare la direzione del futuro del nostro paese.
Franca ed Emilio con la loro famiglia, pastori di Gergei un piccolo paese nel cagliaritano, si sono messi in proprio raccontandosi su internet ed offrendo anche un servizio di e-commerce per adottare una pecora a distanza, grazie al quale si possono ricevere in cambio naturalmente anche i prodotti di cui l’intera isola ne va fiera, pecorino in testa. Grazie ad internet possono vendere ad un prezzo equo ed il coinvolgimento di persone lontane (ma è anche possibile prenotare soggiorni con attività agrituristiche e di conoscenza del territorio locale) è la faccia migliore del cosidetto mercato globale.
Questa esperienza però non è isolata ma fa parte di un progetto più vasto che coinvolge una quota crescente di persone che decidono di abbandonare il posto fisso, o comunque dipendente, per diventare imprenditori dando voce alle proprie passioni con il supporto fondamentale della Rete.
Si chiamano “WWWorkers ( http://www.wwworkers.it/ ) e rischiano di diventare i virus benigni che potrebbero far guarire il sistema Italia dalla cronica dipendenza dall’elite politica ed economica che ha dominato in particolare negli ultimi due decenni.
Come giustamente afferma Giampaolo Colletti, autore di questo innovativo progetto, nella scheda di presentazione dei WWWorkers “in un paese imbalsamato da logiche di casta, i wwworkers – connessi alla rete e alla propria creatività – sono anche la dimostrazione concreta di come si possa scommettere sulla cosa più preziosa di cui si è in possesso. Se stessi.”
C’è da ben sperare, stavolta.
Fonti:
ilfattoquotidiano.it;
wwworkers.it;
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