“Marinai, profeti e balene”, così si intitola l’ultimo album di Vinicio Capossela.
Marinai, profeti e balene… e c’è davvero tutto all’interno di questi 24 pezzi: ci sono i marinai con i loro bagagli carichi di viaggi avventurosi, di paure, di fatica e di sudore. Ci sono i profeti a cui “chi si perde” si affida con tutta la sua anima nella speranza di sentirsi predire qualcosa di buono… e ci sono le balene con le loro profondità e la loro immensa mole.
Uno dei pezzi più interessante è senza dubbio “Dimmi Tiresia” in cui l’artista racconta in maniera magistrale la vicenda di Tiresia, celebre indovino diventato una delle figure più affascinanti della mitologia greca.
Tiresia era figlio di Evereo, della stirpe degli Sparti, e della ninfa Cariclo.
Il mito racconta che un giorno Tiresia, mentre si trovava a passeggiare sul Monte Cillene, vide due serpenti che copulavano e rimase così infastidito dalla scena che con un bastone ne uccise uno, la femmina. In quel preciso istante, nello stesso momento in cui il serpente femmina moriva, Tiresia venne tramutato da uomo in donna e così visse per sette lunghi anni provando tutti i piacere che una donna potesse provare.
Passato questo lungo periodo, venne a trovarsi ancora di fronte alla scena dei due serpenti e questa volta uccise il serpente maschio e ritornando ad essere al tempo stesso, uomo.
Un giorno Zeus ed Era si trovarono divisi da una controversia: chi potesse provare in amore più piacere: l’uomo o la donna. Non riuscendo a giungere ad una conclusione, poiché Zeus sosteneva che fosse la donna mentre Era sosteneva che fosse l’uomo, decisero di chiamare in causa Tiresia, considerato l’unico che avrebbe potuto risolvere la disputa essendo stato sia uomo che donna. Interpellato dagli dei, rispose che il piacere sessuale si compone di dieci parti: l’uomo ne prova solo una e la donna nove, quindi una donna prova un piacere nove volte più grande di quello di un uomo. La dea Era, infuriata perché l’indovino aveva svelato un tale segreto, lo fece diventare cieco, ma Zeus, per ricompensarlo del danno subito, gli diede la facoltà di prevedere il futuro e il dono di vivere per sette generazioni.
