«Pensi un po’, io so molto di arte e nulla di fiori, mi chiedo come abbiamo fatto ad incontrarci proprio qua; sarebbe stato più facile scontrarci per strada od incontrarsi all’edicola comprando un giornale.»
La donna recepì immediatamente le parole strada ed edicola, ma continuò a non guardare l’uomo.
«Rilassati e finiscila di fissare il muro» sussurrò l’uomo avvicinandosi di un altro mezzo passo. Si guardò attorno e vide che nessuno sembrava fare caso a loro così decise di approfittare del fatto che il contatto fosse una donna.
«Le va di continuare la visita assieme a me? Come le ho detto sono un buon esperto di arte e potrei aiutarla a comprendere meglio qualche quadro» questa volta il tono della voce era normale, in modo tale da far sentire la proposta ad eventuali orecchie in ascolto. Nessun avrebbe avuto nessun sospetto vedendolo provarci con una bella donna usando la scusa di essere un buon conoscitore dell’arte.
Dopo la risposta affermativa della donna i due agenti cominciarono ad aggirarsi per il museo come semplici turisti, passando dal surrealismo di Dalì al cubismo di Picasso attraverso una moltitudine di artisti spagnoli.
«Come mai questo incontro così precipitoso» esordì la donna «è successo qualcosa di grave?»
«Non ancora, ma qualcosa si sta muovendo e qualcosa di molto grosso…» due uomini passarono accanto alla coppia e Yassin cambiò immediatamente tono.
«Come può vedere le opere di Dalì sono opera di un genio in preda al delirio, un delirio ed uno squilibrio ai quali sicuramente ha contribuito il fatto di portare il nome del fratello morto prima di aver compiuto due anni, con cui Dalì si identifica in maniera morbosa…» gli uomini sfilarono e prima che Yassin ricominciasse a parlare del caso la donna lo interruppe.
«Ma è vero?»
«Sì, c’è qualcosa nelle organizzazioni che si sta muovendo velocemente.»
«No, non questo. Dalì è veramente impazzito perché portava il nome del fratello morto?»
Yassin rise sonoramente prima di rispondere.
«Non è così semplice, la storia è più complessa e la sua non era proprio pazzia, ma non siamo qui per questo.»
«Hai ragione, scusami. Solo che trovarmi qua, a passeggio per queste sale, mi fa incuriosire molto sul perché di queste opere; cosa pensavano mentre le creavano, perché le hanno create, cosa volevano dirci?
Ma hai ragione, non c’entra niente e siamo qui per cose molto più importanti che la mia curiosità artistica. Continua, ti prego.»
Yassin le sorrise nuovamente, ma questa volta con dolcezza e garbatamente.
«Non ti preoccupare, se mai un giorno questo lavoro ci lascerà un po’ di tempo per noi ti prometto che ti porto a fare un giro per i musei come veri turisti, e potrai farmi tutte le domande che vorrai. Ma adesso torniamo a noi.
L’altro giorno stavo uscendo dalla moschea quando, con mia grande sorpresa, ho visto Hamed Azir, uno dei terroristi più ricercati in Medio Oriente. Fino ad oggi non era mai stato visto in un Paese occidentale e non era mai stato possibile ricondurlo a qualche organizzazione, tanto da farci credere che lavorasse praticamente da solo. Il fatto di trovarlo qua in Spagna è già di per se motivo di preoccupazione ed il fatto che stava parlando con Fathi, la persona a cui sono sottoposto, ed altri uomini sconosciuti, è un chiaro segnale del fatto che è stato arruolato nell’organizzazione. Ho deciso di approfittare della mia conoscenza con Fathi e me ne sono rimasto in disparte, ma abbastanza vicino da sentire ciò che dicevano, come un bambino in adorazione del suo eroe preferito. Per loro sono un pesce piccolo, uno di quelli da buttare in mezzo alla folla con una cintura di esplosivo, ma di me si fidano e non hanno fatto obiezioni alla mia vicinanza, anzi ad un certo punto mi hanno addirittura invitato ad avvicinarmi per rendere omaggio ad Azir. Non sono riuscito ad afferrare tutto il discorso perché se mi fossi fermato ancora vicino a loro dopo avergli reso i miei omaggi si sarebbero insospettiti, ma quanto sentito fino a quel momento mi è parso abbastanza per organizzare l’incontro.»
L’uomo fece una pausa durante la quale si guardò attorno, più per abitudine che per reale necessità, mentre la donna lo guardava interessata e stupita, come se gli stesse raccontando una sceneggiatura di Hollywood.
«Azir stava dicendo ai suoi interlocutori che avrebbero dovuto trovare uomini da mandare nei campi di addestramento per una missione molto interessante che avrebbe fatto molti danni negli Stati Uniti, una missione ancora in fase di progettazione ma che avrebbe scatenato l’inferno e causato più vittime di qualsiasi altro attacco. Sarebbe stato lui ad avvertirli quando gli sarebbero serviti gli uomini, non prima di un paio di anni ha detto, ma intanto si è raccomandato di cominciare ad arruolare molti ingegneri…» ci fu un attimo di pausa prima che Yassin concludesse la frase. «Ingegneri nucleari.»
La donna si volse verso di lui con uno sguardo spaventato.
«Vuoi dire che stanno preparando un attentato con delle armi nucleari negli Stati Uniti?»
«Non so cosa volessero dire, anche se credo che intendessero proprio quello. Comunque non ho voluto correre rischi ed aspettare, sono un’agente sotto copertura e non posso muovermi troppo liberamente, mentre a New York sapranno sicuramente come agire. Io intanto cercherò di scoprire qualcosa in più.»
«Riferirò immediatamente quanto mi hai detto, anzi è meglio che corra subito ad avvertire ONE.»
«Sì probabilmente è meglio che vai, così evitiamo anche di uscire assieme» disse prima di continuare alzando il tono di voce.
«Allora signorina buona giornata e buona permanenza a Madrid. La prossima volta le racconterò tutto su Picasso.»
La giovane gli strinse la mano e lo guardò fisso negli occhi sperando di riuscire a trasmettergli tacitamente il suo messaggio: “buona fortuna”.
Il cenno con la testa di lui le fece capire che il messaggio era stato recepito e girandosi su se stessa imboccò la strada verso l’uscita, ansiosa di avvertire il suo capo di ciò che le era stato riferito e preoccupata per quell’uomo che si lasciava alle spalle.
La sua prima missione sul campo era andata e non se la sarebbe mai dimenticata. Se le informazioni passate da Yassin erano corrette, nessuno della SAIT se la sarebbe mai dimenticata.
[...CONTINUA...]
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