Sta diventando difficile per gli esperti della smorfia riuscire ad interpretare i numeri da abbinare per le giocate al lotto della manovra del governo, in quanto è il governo stesso a dare i numeri e cambiarli anche più volte al giorno.
La manovra, blindata con i voto di fiducia, ha ricevuto il benestare del Senato ma fino a pochi minuti prima addirittura i comunicati ufficiali riscontrabili sui siti internet istituzionali, evidenziavano cifre differenti, con particolare riguardo al limite di reddito oltre il quale percepire il contributo di solidarietà.
Alla fine il governo ha dovuto batter cassa perché una delle precedenti versioni stilata “senza dover mettere le mani in tasca agli italiani” e con la boutade del maggior recupero dell’evasione fiscale, aveva fatto ridere mezza Europa ed aveva scatenato il finimondo sui mercati finanziari.
Ma è facile prevedere che non sia finita qui perché domani ci sarà la riunione della Banca Centrale Europea e si vocifera che si stia allargando il fronte dei paesi stufi di far pagare ai propri contribuenti decenni di sprechi di altre nazioni e pertanto si schiereranno per una politica di maggior rigore che costringerà il nostro paese a rivedere ulteriormente i conti.
D’altronde il futuro governatore Mario Draghi ha fatto chiaramente intendere che il sostegno della Bce mediante l’acquisto dei Btp italiani è un’eccezione e non la regola e petranto il suo tempo potrebbe essere prossimo a scadere.
Ma al di là degli aspetti macro economici della vicenda il fulcro del problema è rilevabile nel previsto maggior impoverimento generale, in quanto è facile prevedere gli impatti che avranno le politiche governative sulla vita quotidiana; gli aumenti diretti delle imposte come quello dell’Iva e quelli mascherati causati dalla drastica riduzione delle detrazioni per lavoro dipendente e carichi di famiglia avranno un peso nei conti degli italiani di diverse centinaia se non migliaia di euro in media.
E’ ipotizzabile inoltre l’abbinamento di effetti speculativi nelle dinamiche dei prezzi, simili a quelle causate dall’introduzione dell’euro; infatti l’aumento dell’iva sarà dell’1%, quindi non sempre percepibile a livello di prezzo singolo; a questo punto basterà arrotondare per eccesso per ottenere un aumento superiore a quello previsto dal decreto ed addebitare la colpa al medesimo, intascando “una cresta” basata sull’impatto psicologico dell’inevitabilità dell’aumento in quanto è stato il governo a deciderlo.
Non ci aspetta quindi nulla di buono per i prossimi mesi, anzi per i prossimi due anni in quanto la sensazione è che per governo e parlamento la parola d’ordine sia resistere a tutti i costi fino alla fine delle legislatura, non importo lo scempio compiuto sul paese l’importante è salvare i propri interessi personali (discorso che in primis vale per il premier ma che può essere allargato ad un numero elevato di parlamentari che se sopravviveranno ancora un annetto potranno godere del famoso vitalizio riservato ai parlamentari, che non è roba da poco).
La riuscita dello sciopero e della correlate manifestazioni di ieri testimonia che esiste uno zoccolo duro di italiani, sempre più ampio in verità tanto da diventare ormai maggioranza, che non intende arrendersi e che è pronto per una svolta epocale. A loro la politica di opposizione deve dare una risposta chiara ed inequivocabile se vuole sopravvivere a questa crisi, perché le recenti esperienze delle elezioni amministrative e dei referendum dimostrano che la società civile è in grado di riempire gli spazi lasciati vuoti dai partiti tradizionali quando quest’ultimi non sono più in sintonia con le esigenze della gente.
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