Incarichi d’oro: il sindaco di Milano condannato dalla Corte di Conti

Vi riporto ora una notizia che i giornali hanno toccato, anzi, sfiorato per un giorno per poi buttarla nel dimenticatoi per occuparsi di stupri e giallo di Garlasco impantanati in procedimenti su cui sono state dette e scritte le stesse cose per giorni e mesi.

Come da me riportato in questo post del 16 marzo scorso il sindaco di Milano Letizia Moratti venne rinviata a giudizio per l’affaire incarichi d’oro, con conseguenti perdite e sprechi del comune per pagare dirigenti e dipendenti incompetenti ma “amici” di partito della Moratti, assunti (in esubero, si parla di ben 90 incarichi attribuiti illegalmente, tra cui ben 63 dirigenti appena ricevuta la carica di sindaco) mandando in pensionamento anticipato i dirigenti presenti con preavvisi di tre giorni.

Probabilmente all’estero una notizia del genere avrebbe portato conseguenze diverse, sia a livello istituzionale per l’indagato sia per l’opinione pubblica che si sarebbe indignato. Qui invece l’opinione pubblica nulla sapeva e Letizia se ne stava bellamente lì, col suo sorrisone a sponsorizzare l’Expo di Milano cercando di convincere la gente, con l’operazione di marketing “Milano città pulita”, che la mafia a Milano non esiste e nemmeno c’è da preoccuparsene, tanto da mandare nel nulla la prima seduta del pool antimafia di Milano.

Oltre otto milioni di euro l’anno sono costati i nuovi 63 dirigenti, una media di retribuzione di 150 mila euro a a persona, sprechi e ancora sprechi.

La Moratti è stata così condannata al pagamento di 57mila euro, così tutti i “raccomandati” a 263mila euro. Ci si aspetta dopo tutto questo che un sindaco possa dimettersi, invece no, la Moratti è andata avanti per la sua strada, e i collaboratori sono ancora tutti al loro posto.

Di seguito Ferruccio Sansa, uno dei pochi giornalisti che ha approfondito la vicenda, commenta una parte della sentenza dei magistrati nel corso di un’ ">intervista.

La sentenza è composta da quasi 200 pagine e meriterebbe di essere letta tutta perché è veramente il racconto di un ambiente e ci sono anche le versioni della Moratti e dei suoi collaboratori. Versioni in gran parte bocciate, per altro, dalla magistratura contabile.
Ora qua ci sono dei passaggi che sono interessanti. Quando il giudice della Corte dei conti dice che il lavoro dei funzionari e dei dirigenti del Comune deve essere improntato da imparzialità, legalità, indipendenza. La posizione di indipendenza dal potere pubblico è accentuata da un elenco di leggi che il magistrato elenca, e poi dice: l’elemento che caratterizza l’organizzazione dei pubblici uffici, secondo le disposizioni di legge in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità, è la sua naturale continuità. Questo non supporta cambiamenti estemporanei in rottura con la continuità determinati da eventi contingenti o da scelte del momento suggerite da convenienze di parte. Ecco, questa è un’affermazione molto forte nei confronti della Moratti.
Pagina novanta, dice il magistrato: non v’è chi non veda in proposito come una tale forma di indiscriminato ricorso al conferimento “intuitu personae” di incarichi a soggetti non appartenenti ai ruoli dirigenziali dell’ente locale, metta in discussione l’identità del corpo dirigenziale interno, mortificando le professionalità in esso presenti, al solo scopo di mettere nelle funzioni dirigenziali soggetti particolarmente vicini al decisore politico.
Più chiaro di così! Quindi il giudice censura il fatto che si siano mortificati il corpo dirigente del comune di Milano per scegliere delle persone che, al di là della corrispondenza ai requisiti richiesti dalla legge e dai regolamenti, sono vicini politicamente al sindaco.
Se il dirigente è un amico del sindaco voi credete che abbia un minimo di indipendenza e che possa svolgere le proprie competenze nell’interesse non di una parte politica ma del cittadino, che non è soltanto del popolo della libertà ma anche del partito democratico ed è comunque un cittadino al di là dell’appartenenza politica?
La tipologia dell’incarico da conferire può semmai incidere sui criteri con i quali effettuare la scelta, giustificando scelte discrezionali più ampie relative all’idoneità a realizzare degli specifici obiettivi, indicati dall’organo di vertice, ma non mai a giustificare scelte di tipo arbitrario, dice il magistrato. E continua con questo passaggio, che da solo vale tutta la sentenza: al contrario, se il princìpio di fiduciarietà potesse legittimare una scelta arbitraria del dirigente da parte dell’organo politico, si porrebbero le premesse per un controllo dell’organo politico sull’operato del dirigente sino alla possibilità di determinarne le scelte. Proprio quello che dicevamo prima, cioè, se il politico sceglie l’amico e sceglie il dirigente non in base a dei criteri di indipendenza e di criteri obiettivi si finisce per avere un dirigente che è un suddito del sindaco, e quindi non agisce in nome del cittadino ma agisce in nome di una parte politica e di un rappresentante politico.
C’è poi il famoso caso, o famigerato caso, di Carmela Madàffari o Madaffàri, non ho mai capito come si dica perché non ho mai avuto la fortuna di parlare con questa donna, ne parlo con tutte le cautele possibili perché questa donna ci ha citato a me e Luigi Offeddu che insieme abbiamo tirato fuori la sua storia nel libro “Milano da morire”, ci ha citato chiedendoci 500 mila euro di danni. Ora io sono tranquillissimo, lo ero già all’inizio perché ho tutti i documenti su cui si basa il mio libro, ma adesso sono ancora più tranquillo alla luce di quello che dicono i magistrati.
Ora io dico, lasciamo perdere quello che ho detto io così evitiamo… io leggo soltanto quello che dicono i magistrati che così siamo più tranquilli.
Alla luce di quanto sopra – scrive il magistrato – l’affidamento dell’incarico di dirigente responsabile della direzione centrale famiglia, scuola e politiche sociali, alla dottoressa Madàffari, delibera di Giunta per un emolumento di 217 mila 130 euro l’anno, è per la procura palesemente illegittimo, con riguardo alla ricorrenza del requisito della spiccata professionalità stanti, per contro, i gravi infortuni professionali rilevati a carico della medesima nella pregressa veste di manager aziendale della sanità calabra, di cui a pagina 34 dell’atto di citazione.
Prive di pregio alla procura appaiono a riguardo le giustificazioni fornite dal sindaco in occasione di un’interrogazione di un gruppo di consiglieri comunali. L’incarico alla Madàffari è palesemente illegittimo. Intanto la Madàffari, o Madaffàri, continua a svolgere la sua funzione per 217 mila 130 euro l’anno. Noi non diciamo che la Madàffari sia una delinquente. Non lo abbiamo mai detto. Diciamo che ci sono degli elementi che portano ad avere una grandissima cautela nell’affidarle un incarico così importante. E a noi sembra incredibile che il sindaco abbia dovuto cercare fuori dalla Pubblica amministrazione, una persona per conferirle un incarico così importante e abbia scelto proprio una persona sulla quale ci sono dei nodi da sciogliere, da risolvere, che non sono stati ancora sciolti. Non lo dico io, lo dice il magistrato. Però la Moratti se ne è infischiata completamente di questa storia, è andata avanti per la sua strada così come è andata avanti la Madàffari, e tutti i consulenti continuano a prendersi otto milioni di euro l’anno, soldi pubblici, soldi nostri, di tutti i cittadini di Milano. Grazie.
L. -http://lucarinaldi.blogspot.com

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