Il telegramma

Devo tornare, purtroppo, sull’argomento terremoto, perchè, scava scava, nel vero senso della parola, ed ecco che sotto le macerie del palazzo comunale spunta un telegramma. Una richiesta di aiuto. Cinque giorni prima della tragedia. Una richiesta rimasta inascoltata indirizzata alla presidenza del Consiglio dei ministri (dipartimento della protezione civile), il Governatore della Regione Gianni Chiodi, l’assessore regionale della Protezione Civile Daniela Stati e la Prefettura dell’Aquila. Oggetto: “richiesta di stato di emergenza per la città dell’Aquila con segnalazione dello sciame sismico in corso e gravi lesioni ad edifici pubblici e privati”. Tutto, come si legge dal telegramma, a causa del terremoto.

Così si scopre, che lo stato di emergenza dichiarato dal Governo il giorno 6 aprile era già stato richiesto una settimana prima, e non da un visionario, ma dalla constatazione dei 15milioni di euro di danni portati da precedenti sismi di magnitudo inferiori, soprattutto quella del 30 marzo con magnitudo di quarto grado, la più forte avvertita all’Aquila dal 1967, e dal panico della gente del posto. Scossa, quella del 30 marzo che aveva già portato molta gente nelle strade dopo alcune evacuazioni di diversi uffici pubblici.

Tutto ciò aveva portato il sindaco, Massimo Cialente, all’invio di un telegramma a Palazzo Chigi. Quella missiva, però, cadde nel vuoto di qualche meandro negli uffici del palazzo, che ora andrà rinvenuta e sventolata sotto il naso di chi ora si fa bello davanti a mezza Italia per come stanno procedendo i soccorsi e la gestione della situazione nel suo complesso.

Da segnalare inoltre che proprio il giorno prima si riunì, in seguito alle frequenti scosse, sotto richiesta di Guido Bertolaso, la Commissione Nazionale Grandi Rischi, di cui vi fornisco, grazie al sito de “L’Espresso”, il verbale. Riunione che però, a ragione leggendo quelle due pagine, e vedendo i danni già provocati, non tranquillizzò Cilente, il quale procedette con la missiva per la dichiarazione dello stato di emergenza.

Qualcuno disse agli abitanti, soprattutto coloro che mano a mano abbandonavano la fatiscente “Casa dello Studente” di essere soggetti di una psicosi. Tutti dei visionari impazziti alla Giampaolo Giuliani.

Il fatto è sempre lo stesso: previsione o meno del terremoto, se quel telegramma qualcuno l’avesse letto a Palazzo Chigi, probabilmente avrebbero istruito, con una settimana di anticipo, tendopoli e piani di evacuazione, salvando le 294 vittime (numero da noi conosciuto, perchè a questi dobbiamo anche aggiungere tutti coloro che avevano affitti in nero, gente che viveva negli scantinati e clandestini, che non verranno mai contati dalle fonti ufficiali) del disastro.

Luca Rinaldi – http://lucarinaldi. blogspot. com

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