
Dopo l’arresto dei tre rumeni autori del duplice, efferato
delitto di Posillipo, cresce a Napoli tra la folta comunità di rumeni, circa
quindicimila persone, la paura e il panico per ritorsioni e discriminazioni.
“Dategli pure l’ergastolo, ma non criminalizzate i rumeni onesti che vivono in
città “ dice l’avv. Zinna, legale rappresentante dei rumeni a Napoli.
Molti temono di perdere il posto di lavoro, di essere trattati con disprezzo; troppo
grave quello che hanno fatto i loro connazionali, che loro stessi, per primi
condannano e auspicano pene severissime.
Intanto nelle ultime ore, dopo la convalida dei fermi disposti dal giudice, sono venuti alla luce altri
particolari di quei minuti di terrore nella villa della Gaiola.
Due dei tre imputati, puntano il dito contro l’ex giardiniere della villa, che avrebbe
ideato il piano, e sarebbe l’autore materiale del duplice omicidio, mentre per
loro ritagliano un ruolo di soli complici.
Tutte le responsabilità singole sono al vaglio degli inquirenti, che attraverso interrogatori incrociati e
riscontri, nonché prove di laboratorio, stanno tentando di assegnare a ciascuno
il suo ruolo.
Dolore e sconcerto nelle parole dei figli degli Ambrosio,
Massimo e Mauro, che al dolore immenso per la perdita dei genitori, devono
aggiungere anche quello della scoperta che l’assassino e l’ideatore della
rapina, sfociata nel sangue, sia il rumeno che aveva lavorato per molti mesi
nella loro villa, e a cui la signora Ambrosio, era molto affezionata, tanto da
tentare molte volte di rintracciarlo, per farlo tornare a lavorare da loro.
E mentre la padrona di casa si dava da fare per favorirne il ritorno, ignara, il
giardiniere dal volto di giuda preparava la notte di sangue.
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