E’ scattata l’ora x per la compilazione del Censimento, eppure ancora molti sono i dubbi sulla sua compilazione. Chi infatti non si è chiesto come mai si siano spese così tante risorse per la sua distribuzione (per la precisione, 590 milioni di euro) e soprattutto se siano lecite le domande poste dal questionario. Un comitato nato su Facebook è andato oltre ed ha orchestrato una protesta in piena regola affermando che, in quanto cittadini, possiamo avvalerci del diritto alla privacy e opporci alla diffusione di dati che non abbiano alcuna attinenza con fini statistici. Questo gruppo spontaneo puntualizza infatti che sarebbe opportuno non divulgare dati che hanno a che fare con la sfera privata, come in effetti richiesto in alcune sezioni del Censimento.
D’altra parte, nonostante questa “ribellione” sul web, l’ISTAT parla di protesta senza fondamento e dichiara che, per Decreto Legislativo, i loro uffici sono tenuti al segreto statistico e d’ufficio e che quindi nessuno dei dati da noi dichiarati finirà nelle mani sbagliate. Si aggiunge inoltre che nessun cittadino è mai stato finora leso nei suoi diritti.
Resta il beneficio del dubbio, perchè neanche al voto siamo obbligati per legge. Se questo esercizio di cittadinanza e partecipazione ha puri fini statistici si è forse tenuti a ottemperarlo con obbligo di legge?
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