Mors tua vita mea

Chissà se l’ideatore di questo lungimirante motto, “Mors tua vita mea”, si immaginava la fortuna che avrebbe avuto il suo pensiero a distanza di un millennio. Probabilmente sì, dal momento che da sempre l’uomo occidentale vota la propria esistenza ed ogni suo aspetto al dominio: la schiavitù nell’antichità, il sistema curtense nel medioevo, l’operaio nella società moderna, tanto per citare qualche esempio. E oggi che esempi possiamo trovare? Abbiamo l’imbarazzo della scelta: l’uomo che domina sulla natura, l’uomo che domina sulle macchine, l’uomo che domina sugli altri uomini. Sempre l’uomo, il grande dio del mondo contemporaneo. Un dio che tuttavia di divino conserva solo il nome, e si ritiene tale solo per il diritto che si attribuisce (a volte addirittura inconsapevolmente) di giudicare tutto ciò che incontra sulla propria strada e possederlo, o meglio sottometterlo, per restare coerenti col pensiero occidentale.

 

Così, come spiega Fromm, se un orientale vede un fiore lo ammira e ne rispetta la vita che porta in sè (seppure non direttamente visibile ai nostri occhi), mentre un occidentale, vedendo lo stesso fiore, lo strappa e lo porta con sè, soddisfando il suo desiderio di avere ciò che gli piace. Ma a cosa porta l’unione della brama di avere, l’elevazione di ogni realtà umana ad una divina, la visione dell’esistenza come un conflitto? Porta ai black block, ai dibattiti politici fini a se stessi (anzi dannosi, perchè nel frattempo la situazione peggiora e nessuno cerca di migliorarla), ad una concorrenza sempre più accanita; potremmo fare moltissimi esempi, ma servirebbero solo a demoralizzarci. Quello che può veramente insegnarci qualcosa, all’interno di questa qustione, è una semplice domanda: c’è un modo per cercare di arginare tutto questo? Forse sì, ma innanzitutto bisogna essere molto coraggiosi, perchè per migliorare la situazione bisogna andare contro corrente,combattere contro una mentalità che si è rafforzata nel tempo. Posto ciò, per reprimere questo notro

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