Un tuffo nell’avventura

Dopo una sosta corroborante ci rimettiamo in macchina; il viaggio è ancora molto lungo e St. George appare solo come un miraggio. Fa molto caldo (circa 39 gradi centigradi) e tira un vento forte ma il paesaggio continua a non deludere: desertico se paragonato alle accese tonalità di verde del Colorado ma sicuramente suggestivo e particolare. La strada è in salita e la natura, già di per sé rocciosa è tutto un crescendo di scenari pittoreschi, fino ad arrivare al primo capolavoro: Black Dragon Canyon. Ho sempre saputo che il Montana è famoso per i suoi canyon, proprio come l’Arizona, ma qualcosa del genere non l’avevo mai vista in tutta la mia vita. Il nome deriva da una pittografia indiana, a metà tra un uccello ed un mostro che e’ possibile ammirare nel canyon. E’ possibile esplorare questo luogo incantato ma non vi raccomando di farlo se portate al seguito una mascotte a quattro zampe, specialmente se piccola e cresciuta sempre in casa con voi: sarà talmente elettrizzata da voler esplorare tutto (letteralmente) e un paio di volte vi sembrerà di vederla volare nello strapiombo procurandovi un infarto! L’altezza è 7270 piedi, circa 2216 metri e le formazioni geologiche sono spettacolari. Se avete tempo fermatevi in campeggio, sono sicura che non ve ne pentirete.

 

Il paesaggio comincia a cambiare, da roccioso e desertico diventa pian piano rossastro fino a rosso cupo, molto simile all’Arizona. Sembra di essere su Marte (per lo meno così l’ho sempre immaginato), persino l’autostrada è rossa, non ci sono alberi o piante di nessun tipo ma solo montagne e rocce isolate, rosse ovviamente, fino all’orizzonte immenso e lontanissimo. Arriviamo a Salt Wash e una sosta è d’obbligo per ammirare il paesaggio enorme, bellissimo ed incantato. Le fotografie scattate sono tante ma non rendono giustizia alla maestosità del posto. Somiglia di nuovo al Nuovo Messico e, in parte, al Colorado e, dall’alto dei suoi 2404 metri, invoglia a fermarsi e a riflettere sul Creato che varia incessantemente e con una caparbietà che sfugge al controllo umano che ha la pretesa di sapere e di controllare tutto.

Alle 2:30 del pomeriggio arriviamo a Springfield, finalmente, primo centro abitato dopo Grand Junction sul corridoio autostradale che dall’Interstate 70 diventa I-15. Il paese è piccolino, non ci sono bar per prendere un caffè ma è molto pulito e con tre o quattro catene alberghiere; sicuramente una buona tappa per una notte. Al supermercato compriamo qualcosa da mangiare e ci fermiamo per riposarci e rifocillarci. Io e Mike (il mio amatissimo marito) siamo già stanchi, Indy invece no, e’ un tripudio di energia…ma come farà a dieci anni?! Ringrazio Dio che è cosi, vorrei darle tutte le mie forze e tenermela accanto per sempre.
Beh, mi sto abbandonando ai sentimentalismi, è meglio che mi riposi un po’! Alla prossima!

Ciao!

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