Libri come Assassinio sull’Orient Express, e personaggi come Hercule Poirot, sono in grado di catturare il lettore e stupirlo ogni volta in modo diverso. Credo che sia anche per questo che questo romanzo è considerato il capolavoro della Christie: è così ben costruito e ben congegnato, con i colpi di scena al momento giusto, che il lettore si trova a giungere a conclusioni affrettate – e sbagliate, ovviamente – e rimane a bocca aperta quando Poirot prospetta la sua soluzione del caso.
Siamo, appunto, sull’Orient Express: il facoltoso Ratchett chiede a Poirot di proteggerlo, perché si sente minacciato da una serie di messaggi che ha ricevuto. Ma Poirot rifiuta e la mattina dopo, il ricco signore viene trovato assassinato nella sua cabina letto. Qualcosa si rivela subito strano, in questo delitto: numerose pugnalate ma diverse tra loro, al punto da confondere gli investigatori che, approfittando di una sosta forzata del treno dovuta alla neve, hanno la possibilità di indagare più a fondo sul caso. L’assassino, infatti, si nasconde per forza sul treno: tra gli occupanti, o chi presta servizio, in ogni caso qualcuno a bordo, perché viene subito esclusa la possibilità di fuga: troppa neve.
Assistiamo quindi agli interrogatori, al ritrovamento degli indizi, al lento formarsi della soluzione del caso nella mente di Poirot, la cui logica deduttiva è assolutamente irresistibile. Inoltre, anche se ho visto numerosi film di Poirot tratti dai libri della Christie, non sono stata infastidita dalla sovrapposizione del personaggio in carne e ossa, con i suoi baffetti, i suoi n’es pas e le sue “celluline grigie”, al personaggio cartaceo di cui leggevo le vicende. Tutt’altro: mi è sembrato, anzi, che l’interpretazione dell’attore mi aiutasse a rendere più vivo il personaggio cartaceo, e dopo questa lettura credo che si tratti di un’interpretazione perfettamente riuscita.
Mi è piaciuto anche lo svolgimento dell’intera vicenda, nonostante la struttura con cui la storia procede rischiasse di cadere nella noia: si tratta infatti di qualcosa di molto lineare, del tipo premessa – delitto – interrogatorio di tutti i presenti con ritrovamento indizi – soluzione. Eppure l’autrice è riuscita con grande abilità a mantenere l’interesse del lettore vivo in tutti i capitoli, sia per una sorta di “storia parallela” che si scopre nel corso della lettura, sia perché ci sono piccoli tentativi di depistaggio che confondono sia il lettore che gli aiutanti di Poirot, ma non Poirot.
Credo che questo sia uno di quei gialli per cui conoscere il finale, e quindi l’identità dell’assassino, non pregiudica affatto la lettura: si dice sempre che svelare l’identità dell’assassino a chi legge un giallo è fargli un enorme dispetto, ma in questo caso non credo sia così: penso, anzi, che la prima lettura sia tutta concentrata a capire chi ha ucciso e perché, ma nella seconda, e nella terza, e in tutte le seguenti ci si può concentrare su quei piccoli segnali, quegli indizi, quei passi falsi che avrebbero potuto guidare anche noi alla soluzione del caso. Ma noi non siamo Poirot, purtroppo, e rimaniamo affascinati dalle sue abilità.
Assolutamente consigliato.
pubblicato anche su www.amazingreaders.net
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